La crisi incide negativamente sulla demografia d’impresa

“Nei primi tre mesi del 2020 sono 1.215 le imprese artigiane in meno in Emilia-Romagna, contro un calo, nello stesso trimestre del 2019, di 1.056 unità”. L’ufficio studi di Confartigianato Emilia Romagna ha realizzato un report per evidenziare l’impatto del coronavirus sulla dinamica delle imprese. Come chiarisce il segretario di Confartigianato di Forlì Marco Valenti “dai dati emergono le criticità del sistema imprenditoriale. Tra gennaio e marzo in Emilia-Romagna si registrano 2.639 nuove aperture, 295 in meno rispetto all’anno precedente. In termini percentuali, nel primo trimestre 2020 lo stock delle imprese registrate è diminuito complessivamente dello 0,97% (contro il -0,83% del 2019), arrivando a contare 124.638 unità. I dati poi mettono in luce che, ad aprile, lo stock delle imprese attive in regione scende dello 0,9% su base tendenziale. I flussi di nati-mortalità delle imprese evidenziano gli effetti della crisi legata al Coronavirus: a marzo 2020 le iscrizioni scendono del 39,1% rispetto al 2019 e ad aprile il calo arriva al 61%. Nel complesso del bimestre in esame, la riduzione è del 49,1%. Da evidenziare come la provincia di Forlì-Cesena sia in linea con il dato medio regionale, registrando una variazione media del – 49,2%, dato che la colloca al quarto posto fra le province, che, pur con saldo negativo hanno meglio retto alla crisi, dopo Ferrara (-29,4%), Bologna (-39,3) e Ravenna (-44,5).
Anche le cessate si riducono, seppur con minore intensità rispetto alle nuove imprese. A marzo 2020 le cessazioni scendono del 25,4% rispetto a un anno fa e ad aprile 2020 scendono del 55,5%; il dato medio del bimestre è del 40,3%. Gli effetti sui saldi sono significativi: a marzo 2020 il saldo è positivo per 281 imprese a fronte del +897 di un anno prima, mentre ad aprile il saldo è di +82 imprese rispetto al +476 di un anno prima. Nel bimestre marzo-aprile la nati/mortalità di impresa passa da un saldo positivo per 1.373 imprese nel 2019 a un saldo di 363 imprese nel 2020. Saldo che, se pur col segno più, risulta essere il meno consistente registrato dal 2010. Sulle dinamiche demografiche d’impresa influiscono, oltre ai fattori economici determinati dalla crisi Covid19, le limitazioni delle attività e dell’accesso agli sportelli del Registro imprese, nonché la posticipata chiusura di imprese in vista di annunciati contributi per le perdite. Esaminando il trend delle iscrizioni per sezione Ateco si evince che a marzo-aprile 2020 le iscrizioni crollano in maniera più accentuata per le Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (-62,7%), le Attività manifatturiere (-60,1%), le Costruzioni (-56,6%), le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-56,4%), il Trasporto e magazzinaggio (-56%) e le Attività professionali, scientifiche e tecniche (-54,3%). 
Conclude Valenti “ora occorre che la politica dia rapidamente risposte alle imprese. Sono indispensabili la riduzione della burocrazia e una strategia che dia fiducia ai comparti più esposti: turismo, costruzioni e attività ricettive. Misure rapide ed efficaci anche sul piano della liquidità alle aziende, per ridare ossigeno al sistema produttivo. Dopo la pandemia, che ha messo in difficoltà i territori dal punto di vista sanitario, la nuova emergenza è la crisi del sistema imprenditoriale.”