Le dimissioni del ministro Fioramonti

Lorenzo Fioramonti, ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha rassegnato le dimissioni deluso dalla legge di bilancio che ha trascurato “le richieste minime per i bisogni della scuola italiana”. L’inusitato forte gesto ha il pregio di aver posto all’attenzione della pubblica opinione sullo stato in cui versa l’istituzione scolastica nel nostro Paese accreditato dall’OCSE, si fa per dire, “di almeno 10 milioni di analfabeti funzionali” (incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società), mentre “un giovane italiano su 6 non comprende appieno il significato di ciò che legge”; nel 2018 nel corso di una intervista Umberto Galimberti di ciò incolpava l’istituzione scolastica che “non ha insegnato ai giovani a leggere”.  Nelle classi delle superiori, a suo dire, si contano infatti solo uno o due lettori.

Le dimissioni rendono poi giustizia a Tito Boeri ingiustamente criticato per la l’articolo in cui ha scritto “Da quando esistono rilevazioni obiettive sulla qualità dell’istruzione, il Sud accumula ritardi su ritardi, senza che il problema venga considerato un’emergenza per il Paese nel suo complesso”. Nella gerarchia OCSE per la qualità dell’istruzione il Nord Italia si colloca all’undicesimo posto, mentre l’intera Italia precipita, è sempre Boeri che parla, al cinquantacinquesimo! Giuseppe De Cristoforo, sottosegretario del ministero dell’Istruzione, nel chiudere la sua risposta a Boeri scrive “Tutti dobbiamo tornare a credere che la scuola sia il principale investimento nel nostro Paese” ottenendo il secco riscontro: “E’ desolante notare dalla sua risposta come il reclutamento degli insegnanti sia ancora dettato da scelte emergenziali con precarizzazioni, concorsi riservati e sanatorie. Non è da ieri che si sa che la scuola avrà bisogno di circa 25.000 assunzioni all’anno nei prossimi 10 anni solo per sostituire chi andrà in pensione per raggiunti limiti di età (essendo gli insegnanti italiani mediamente i più anziani d’Europa). Certo la colpa di questa mancata pianificazione non è solo di questo governo, ma speravo in un cambiamento di rotta rispetto al passato, anche alla luce di dati che confermano il grave ritardo della scuola nel Mezzogiorno. Invece tutto immancabilmente come prima”.