Si procederà come già fatto con la Fiera di Cesena. Incognita dipendenti e mercato avicunicolo

La decisione è presa, anche se ancora mancano documenti ufficiali e ci sono solo dichiarazioni ai media: il Comune di Forlì ha deciso di tronccare la possibile alleanza con la Fiera di Parma – annunciata ma di fatto mai nata – e procedere con l’accordo con l’ente fieristico di Rimini. Secondo quanto riportato dalle cronache locali, l’ipotesi per gestire la Fiera di Forlì e il suo debito, che pare a fine anno raggiungerà il milione di euro, è quella di seguire la stessa strada cha anni fa portò la Fiera di Cesena a cedere a Rimini la sua fiera più importante, Macfrut, andando a cedere la rassegna internazionale di Forlì Fieravicola.

Cedendo Fieravicola a Rimini, si potrebbe pensare a un’ipotesi con la stessa Macfrut per creare una fiera internazionale.

Nello stesso tempo, però, resta ancora da vedere il destino dei dipendenti della Fiera di Forlì e la gestione di tutto l’indotto che Fieravicola porta con sé che andrebbe a Rimini. Perché da rivedere c’è anche il ruolo di Forlì come capitale dell’avicoltura, visto che Forlì ospita anche il mercato avicunicolo all’ingrosso dove si fissa il prezzo di riferimento in Italia di uova e carni bianche

 

Sulla questione della Fiera di Forlì è intervenuto anche Articolo 1 di Forlì, sollecitando il sindaco, il Consiglio comunale e gli altri azionisti ad accelerare il confronto affinché si creino le condizioni per mettere in atto una effettiva svolta sulle politiche fieristiche e sul contenitore per organizzare le manifestazioni.; in una nota si legge: “Articolo UNO-Forlì è consapevole che la Fiera di Forlì da tempo si trova in una condizione di difficoltà sulle manifestazioni, i risultati economico-finanziari e la mancanza di convincenti prospettive imprenditoriali. Ciò è frutto di un grave ritardo degli azionisti pubblici e privati nella decisione strategica circa il futuro della Fiera, che doveva essere assunta già da anni, se non altro perché le piccole strutture non possono competere nella organizzazione di manifestazioni internazionali. Infatti l’Avicola, il nostro fiore all’occhiello, è passata da manifestazione di valore a cadenza annuale ad appuntamento biennale di incontro del settore. Un appuntamento privo di valore aggiunto per le imprese, destinato a spegnersi. Articolo UNO ritiene che da sola la nostra Fiera non riesca a rigenerarsi. Occorre pertanto valutare con urgenza le due soluzioni sul tavolo, una della Fiera di Parma e l’altra della Fiera di Rimini, per superare questa difficilissima condizione e decidere le strategie e gli obiettivi della collaborazione con il partner con cui vogliamo fare sinergia. Il primo elemento che ci sembra emergere in maniera incontrovertibile è la necessità di una soluzione in tempi brevi con il partner che si dichiari disponibile ad una soluzione di prospettiva che si fondi su un piano industriale solido ed assicuri il ripianamento del debito, posto che gli azionisti pubblici  non possono e non debbono più farsene carico e non possiamo permetterci di mettere in liquidazione la società, pena un’ulteriore perdita di credibilità del nostro sistema territoriale.    

In questo contesto, e sulla base dei pur pochi elementi di cui disponiamo, la nostra valutazione conduce ad apprezzare maggiormente la proposta che vede la Fiera di Forlì in una compagine societaria con la Fiera di Rimini (e di Cesena), nel quadro della valorizzazione del sistema Romagna che, appunto, già dispone di un ente fieristico di livello internazionale.

L’intesa con Rimini (e Cesena) infatti permetterebbe di costituire un grande polo fieristico romagnolo che superi i campanilismi e faccia massa critica di fronte alle sfide del futuro. Inoltre la prospettiva di uno spostamento di Fieravicola nei locali della Fiera di Rimini potrebbe condurre a un importante rilancio del core business della nostra Fiera, ed una effettiva capacità di internazionalizzazione di questa importante manifestazione che, accoppiata a Macfrut, potrebbe formare un vero e proprio polo romagnolo dell’agri-food da promuovere nel mondo. Questa soluzione rappresenterebbe la strada per ricominciare a generare  risorse finanziarie da investire sul nostro territorio, anche allo scopo di salvaguardare il lavoro delle persone che vi operano. A Forlì si potrà continuare a svolgere le manifestazioni in essere o pensarne altre, senza creare però inutili sovrapposizioni, attraverso modalità di gestione dirette o indirette tramite privati.

Nell’accordo sarebbe importante mantenere sul nostro territorio le attività legate alla convegnistica del settore avicolo, il cui distretto è fortemente presente nel forlivese”.