Un lettore ci scrive

“La notizia del cambio di destinazione d’uso degli ex negozi del Palazzo degli Uffici Statali per l’allestimento di nuovi uffici sul piano stradale, rappresenta l’ennesimo colpo ad un centro storico già snaturato nella sua vocazione commerciale e di aggregazione sociale. Il disinteresse dei forlivesi, e del Comune, per un centro storico che ha perso la sua attrattività è così evidente che si spendono soldi per iniziative ludiche con l’obiettivo di una improbabile resurrezione che durerà appunto solo poche ore.

Spegnere 15 vetrine prima dedicate al commercio, con una Amministrazione che non prende posizione, significa essere complici del degrado della città, ultima in Romagna a non avere ancora ripavimentato e arredato il suo corso principale, e prima in assoluto per il ritorno al Medioevo con vie poco illuminate a cui si aggiunge il buio, quando si spengono due lampioni su tre.

Il Comune, assente per decenni, ha abbandonato la città a se stessa, e mettersi le mani nei capelli non rappresenta abbastanza la misura dello stato di abbandono e del grave degrado.

Cittadini, e partiti politici capaci, non permetteranno lo smantellamento a tappe del centro storico di Forlì.

La riqualificazione delle piazze, delle vie, la valorizzazione artistica e architettonica degli edifici storici, come pure la qualità ambientale, la fruibilità e l’accessibilità ai luoghi di aggregazione del centro storico, come delle periferie, è una emergenza per qualsiasi città voglia tornare ad essere protagonista di se stessa. 
Una città che ha iniziato il suo rinascimento con i Musei del San Domenico, ha tutte le potenzialità per continuare su questa strada, che però,  questa amministrazione comunale, non sembra voler percorrere.”

 

Riccardo Bevilacqua