Alla scoperta di una materia ancora poco nota in Italia per la gestione del conflitto

Quando sopraggiunge una crisi irreparabile tra i coniugi, a esserne coinvolto è l’intero nucleo familiare e, nonostante i genitori abbiano fatto una scelta consapevole, nella maggior parte dei casi la separazione presenta diversi aspetti ai quali non sempre si è preparati: genitori con crisi depressive, figli confusi che non sanno gestire le proprie emozioni o non sanno come comportarsi ma che devono adattarsi a una situazione per loro nuova. E’ qui che si inserisce la mediazione familiare, uno strumento che, attraverso la figura del mediatore, intende guidare i genitori alla tutela dei figli in un percorso in cui il fine è ridurre la conflittualità e trovare un buon accordo di separazione per avere serenità e stabilità. Scopriremo in una serie di post qual è il presupposto base della mediazione, quando è il caso di cercarla attivamente e quando è invece il caso di sottoporsi a una psicoterapia.

Dunque, il presupposto base della mediazione è proprio il disaccordo tra le parti e la necessità di superarlo. In Oriente, le mediazione rappresenta una forma  di realizzazione del principio etico che vuole l’ universo teso verso uno stato di armonia, superando divisioni e dissidi ritenuti “degradanti”. Il confucianesimo sostiene che il fine ultimo a cui deve tendere l’uomo è l’armonia, in contrasto con la presenza del conflitto: da qui la negoziazione di accordi, attraverso l’ attivazione delle risorse, verso una funzione educativa e di difesa sociale (Rigliano e Siciliani 1988). Nelle grandi comunità e nelle famiglie patriarcali ancora oggi, laddove l’influenza legale è relativa e marginale, la tradizione vuole che a risolvere le controversie sia il capoclan, riconosciuto neutrale al fine di dirimere le questioni a carattere civile o familiare. Se allarghiamo il significato di mediazione ai nostri tempi, ricordiamo i ruoli dei mediatori internazionali, quali rappresentanti delle Nazioni Unite, nel tentativo di gestire controversie gravi tra popoli in guerra.

Le origini della mediazione

La mediazione familiare come la intendiamo oggi ha origine  negli Stati Uniti e nasce nel tentativo di superare controversie lavorative. Uno dei pionieri fu  J.M. Haynes che diventerà una delle maggiori autorità in questo campo, introducendo e conducendo la “trattativa” per trovare una soluzione adeguata per entrambe le parti. Sul piano lessicale è necessario distinguere bene fra l’arbitrato, la causa, la riconciliazione, la conciliazione. Ben distinti da questi, sul piano concettuale e pratico, sono l’ intervento sulla crisi e la psicoterapia. In tutti questi casi si tratta di lavorare comunque sulle persone, o meglio sulle relazioni che gli attori sociali intessono. La mediazione familiare è un intervento di aiuto, di tipo conciliatorio, affidato a un esperto che si assume il compito di aiutare due persone separate o in fase di separazione a sciogliere delle controversie, o dispute, o contenziosi che sono emersi dopo la dissoluzione della famiglia. Oggi le ricerche e le attività inerenti la mediazione familiare convergono in Italia e in Europa nel Forum Europeo di Formazione e Ricerca in Mediazione Familiare.

Mediazione globale e mediazione parziale

La mediazione familiare si trova all’incrocio tra diverse discipline: riferendosi al confronto con le procedure legali, giustamente la Buzzi (1992) sottolinea che si tratta di passare da una giustizia imposta a una giustizia negoziata, aprendo una via alla collaborazione interdisciplinare tra giuristi e terapeuti. E’ bene distinguere tra mediazione globale, finalizzata alla risoluzione di tutte le possibili controversie, comprese quelle di ordine economico e patrimoniale, e mediazione parziale, che seleziona un ambito specifico, ovvero la tutela dei figli della coppia genitoriale.

Un’ulteriore definizione di mediazione familiare è: “Un percorso per la risoluzione di una disputa tra due persone in corso di o a separazione avvenuta. Il mediatore, terzo neutrale, nella piena riservatezza e autonomia, si adopera per il raggiugimento di un accordo soddisfacente per le parti e tale da rinnovare le rispettive responsabilità genitoriali”.

 

Vanna Brocculi

Mediatrice familiare e coach

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