Critiche al Governo, il Codacons farà ricorso

Bologna – Parlano di “decisione importantissima e giusta, per la tutela della salute dei bambini e di tutti i cittadini” il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e l’assessore alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi, commentando l’approvazione del decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per i bimbi da 0 a 6 anni approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Ribadendo ancora una volta la grande soddisfazione per avere fatto da apripista in Italia con una specifica legge varata in novembre 2016 sull’obbligo vaccinale (antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B) per l’iscrizione agli asili nido e ai servizi educativi e ricreativi, pubblici e privati, per i bambini da 0 a 3 anni a partire dall’anno scolastico 2017/2018.

Il decreto legge approvato ieri prevede il passaggio dei vaccini obbligatori da 4 a 12.
Ai vaccini contro poliomelite, tetano, difterite (praticamente introvabile in Italia per chi avesse voluto optare per le vacinazioni singole), epatite B (introdotto come obbligatorio nel 1991, lo ricordiamo, in conseguenza di una tangente da 600 milioni di lire pagata da GlaxoSmithKline al ministro della Salute De Lorenzo e al responsabile del settore  del ministero farmaceutico Duilio Poggiolini; i due sono stati condannati con sentenza confermata in Cassazione) si aggiungono i vaccini contro: pertosse, Haemophilusinfluenzae tipo B, meningococco B, meningococco C, morbillo, rosolia, parotite, varicella.

Il decreto prevede l’impossibilità per i non vaccinati di frequentare le scuole da zero a sei anni, mentre per le scuole dell’obbligo sono previste pesanti sanzioni ai genitori che non vaccinano, si arriva fino a 7.500 euro di multa e segnalazione al Tribunale dei Minori al fine di sospendere la patria potestà.

Il Parlamento ha ora 60 giorni di tempo per convertire in legge il decreto.

Nel frattempo il Codacons annuncia che ricorrerà contro il decreto per portarlo alla Corte Costituzionale e se necessario anche alle corti di giustizia europee affermando che si tratta di “un regalo alle case farmaceutiche, senza alcuna possibilità di una diagnostica prevaccinale, con conseguente incremento delle reazioni avverse e un pesante conflitto col diritto all’istruzione”.