13 marzo 2018 - Società

Curricula, è obbligatorio per un'azienda rispondere?

Parafrasando il noto "nel lavoro si creano più opportunità giocando a calcetto che spedire curriculum"

SOCIETA' - Quasi si trattasse di un fenomeno carsico, periodicamente sale agli onori della stampa il curriculum vitae brevemente contratto, forse per motivi di spazio, in curriculum per poi nuovamente inabissarsi. Una volta è il Ministro del Lavoro e delle politiche Sociali, noto gaffer, che facendo propria la contrazione, ha sentenziato: «Nel lavoro si creano più opportunità giocando a calcetto che spedire curriculum» sollevando un vivace dibattito cui hanno partecipato lettori, penne prestigiose e anche autorevoli direttori.

 

Passata la buriana tutto si è quietato sinché una mamma ha scritto alla posta del lettore del proprio quotidiano lamentando che il figlio, appena laureato, ha “inviato un centinaio di curriculum senza ottenere risposta”. La missiva è stata pubblicata paro paro senza commento alcuno, mentre sarebbe stato facile rincuorarla spiegando che il figlio in effetti “non ha spedito 100 curriculum bensì 100 copie dello stesso documento a 100 enti che il figlio riteneva potessero avere interesse ad assumere personale”. Sulla stampa ricomparirà il curriculum vitae quando un’ altra mamma se non un neolaureato/diplomato o un padre riscriveranno delle 100 mancate risposte.

 

A tal proposito c’è da chiedersi se esista un obbligo di risposta da parte di chi, non interessato ad ampliare l’organico riceva un documento non richiesto; il semplice riscontro di cortesia genera infatti un costo. E’ certo invece che l’obbligo esista quando sia stato pubblicato una “ricerca di personale”. Il fatto è che nel percorso scolastico, Università compresa, è raro, se non rarissimo, che lo studente riceva corrette indicazioni su come affrontare il mercato del lavoro. Così l’astuto neo, abile nelle ricerca di scorciatoie, si arrangia cercando in internet; compila così rapidamente il “Curriculum vitae formato europeo” e ne spedisce 100 copie (a casaccio?) dimostrando agli amati genitori di essersi dato da fare. Nessuno gli ha spiegato che non esiste il curriculum, bensì i curricula: uno per ogni target (target che il neo dovrebbe individuare e studiare!) e che il curriculum deve essere accompagnato dalla lettera di marketing che Walter Passerini definisce: «lo strumento attraverso cui si spinge la candidatura, presentando all’interlocutore motivi validi per cui sarebbe interessante approfondire la conoscenza reciproca».

 

A onor del vero Aldo Cazzullo titolare della “Lo dico al Corriere” che regolarmente ogni settimana dedicava un giorno alla pubblicazione del curriculum e l’indomani delle offerte di lavoro, qualche dubbio sulla validità dell’invio del curriculum a casaccio avrebbe dovuto farlo sorgere quando aveva scritto: «arrivano molte più offerte di lavoro che curricula». Durante il percorso scolastico a qualche giovane è mai stato spiegato come ci si affaccia al mercato del lavoro?

 

 

Tomaso Tomai

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.
24WEBTV: La Cronaca in Video Le storie della città in "diretta" sullo schermo.