10 novembre 2011 - Società

Ex Gil, il giuramento fascista sarà restaurato, ma solo in parte

Qualche decennio fa, lo storico Carlo Ginzburg pubblicò un articolo nel quale comparava il lavoro dello storico a quello dei cacciatori. Queste due categorie, secondo lui, utilizzavano paradossalmente una metodologia comune: attraverso l’attenta analisi delle “tracce” lasciate nell’archivio o sul terreno, cercavano di portare alla luce fenomeni del passato – un evento per lo storico o il passaggio di una preda per il cacciatore. Le tracce, quindi, per Ginzburg, sono “spie”, segni visibili nel presente attraverso i quali si può vedere, o intravedere, il passato. Senza queste tracce siamo ciechi: come storici, come cacciatori e come cittadini. A Forlì abbiamo tracce ben visibili di un passato specifico, quello dell’espansione e dell’innovazione urbanistica della città avvenuto negli anni Venti e Trenta, un momento fortemente associato anche ad un periodo storico oramai interamente consegnato al passato. Esiste un crescente interesse da parte dell’Amministrazione rispetto a questa eredità storica ed architettonica. Ne sono testimoni la costituzione di un Comitato sull’Architettura Razionalista e l’avvio, nel maggio scorso, del progetto europeo ATRIUM (Architettura di regimi totalitari nella gestione dello spazio urbano), progetto che vuole mettere a confronto le esperienze in campo architettonico che caratterizzarono diversi regimi totalitari in Europa. L’edificio che forse più di ogni altro simboleggia l’architettura del periodo è il complesso “ex-GIL” di viale della Libertà. I lavori di recupero dell’edificio sono ancora in atto ma il restauro della torre è oramai completo.  Si tratta di un elemento importante anche per via del sanguinario giuramento di fedeltà dei giovani Balilla che, nonostante sia poco leggibile, appare su due lati della torre. La scritta, come recita la relazione che accompagna il progetto di restauro conservativo presentato nel 2006, “fu danneggiata a seguito della caduta del regime fascista” ma è ancora “leggibile per mezzo delle tracce lasciate dall’intonaco dalle lettere in travertino che vennero spicconate.” Il Comitato sull’Architettura Razionalista, d’accordo con la Sovrintendenza dei Beni Architettonici e del Paesaggio di Ravenna, si è pronunciato a favore del restauro dell’esistente, ossia, il consolidamento delle tracce rimaste del giuramento e quindi anche dei segni della sua rimozione nel periodo dopo la guerra. Cancellare la scritta sarebbe come cancellare i segni dell’ideologia di un regime nefasto, sconfessata dai cittadini e dagli eventi;  ripristinare le lettere sarebbe come cancellare i segni della volontà dei forlivesi di rigettare e di opporsi quell’ideologia. I lettori futuri del viale della Libertà potranno guardare con curiosità storica le tracce delle lettere, le ombre della scritta, “spie” che ci permettono di ricostruire in modo storico e critico i passaggi di un’epoca che ha fortemente caratterizzato il ‘900 forlivese, italiano ed europeo. La libertà e la democrazia repubblicana possono soltanto essere rafforzate con una consapevolezza critica del passato.

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