7 ottobre 2019 - Turismo, Cronaca

Il centro storico di Forlì e i suoi mutamenti, la riflessione di Gabriele Zelli

Successo di pubblico per la mostra "Piazza Saffi e Forlivesi anni '80"

"La mostra fotografica "Piazza Saffi e Forlivesi anni '80", allestita presso la galleria Angolo Mazzini - Spazio d'Arte di Forlì e che sarà visitabile fino a giovedì 10 ottobre, sta riscuotendo un successo di pubblico oltre ogni aspettativa. Quando nel 1988 una selezione più ampia di fotografie rispetto a quelle oggi esposte, scattate da Maurizio Camporesi a Forlì, in particolare in piazza Saffi, e in alcuni Comuni limitrofi, fu oggetto di un'esposizione nei locali adibiti a esposizioni temporanee del Palazzo del Monte di Pietà ebbe altrettanto successo.

Ammirare le fotografie scattate negli anni '80 suscita ancora oggi molta curiosità e attenzione perché testimoniano una parte della trasformazione della città e di piazza Saffi, che da sempre ne è l'anima. Sono passati quarant'anni. Per la vita di un uno un periodo significativo, per una città millenaria solo un'inezia. In questo caso le immagini fotografano in modo inequivocabile un cambiamento del centro storico dettato da molti fattori: la nascita di altre "piazze", come gli ipermercati e gli outlet, l'arrivo di immigrati provenienti da paesi europei e africani che vivono maggiormente la piazza principale. Non è questo il luogo per disquisire se fosse meglio la piazza popolata, anche da una serie di personaggi caratteristici, però mai affollatissima, o quella di oggi vissuta in diverse ore del giorno da gruppi di cittadini extracomunitari, che si sono negli ultimi tempi più rarefatti.  
La nostra piazza è per parere unanime, in particolare di coloro che provengono da fuori, un luogo bello dal punto di vista architettonico, incrocio di più culture e momenti storici, ma straordinariamente grande, tale da non poter essere un salotto essendo troppo articolate le attività che contemporaneamente vi si svolgono. È però uno dei luoghi in cui maggiormente è evidente il segno del cambiamento sociale in atto, destinato a mutare ancora, così come si sta verificando in tutte le altre realtà italiane ed europee. Le straordinarie immagini di Maurizio Camporesi ci consegnano una città in cui ancora le difficoltà erano affrontate in una dialettica sociale, a volte aspra, ma dai contenuti abbastanza chiari, con la prevalenza di una forte volontà di riscatto da parte della popolazione meno abbiente. Mentre l'immagine visiva odierna ci fa subito capire che questa dinamica sociale non solo investe anche nuovi cittadini, ma è molto più complessa e articolata rispetto al passato e passa in primo luogo per l'integrazione. 
La complessità è una condizione ineludibile che, se da una parte genera confusione e incertezze, dall'altra ci offre, nelle attuali trasformazioni sociali, economiche, culturali e politiche, la possibilità di ripensare noi stessi in modo nuovo. "Il compito che ci troviamo ora di fronte - sostenne Frederick Winslow Taylor, colui che ormai 150 anni fa iniziò la ricerca sui metodi per il miglioramento dell'efficienza nella produzione - non è quello di rifiutare la complessità o di evitarla, ma di imparare a convivere con essa in modo creativo". È una considerazione valida tuttora.
Città e territorio sono termini ormai non più in opposizione, sono mondi che si cercano e s'incontrano, curiosi l'uno dell'altro. In questo contesto è sempre in agguato il pericolo della folklorizzazione della memoria, banalizzazione di una risorsa identitaria fondativa per lo sviluppo di un territorio; la responsabilità non è tanto quella di preservare, bensì produrre memoria: processo e non deposito.  La storia di un luogo è "una sorta di archivio sonoro, una collezione di accenti musicali, un'accumulazione di note storiche, un'orchestrazione di tracce culturali". Mi piace pensare che i suoni, pur scaturendo da determinati territori, siano destinati a viaggiare varcando inesorabilmente le frontiere innalzate dalle identità locali. 
Parlare di piazza Saffi e del centro storico di Forlì com'erano quarant'anni fa e come sono oggi è un'operazione che sta fra la memoria e l'innovazione, dove la cultura della tradizione orale si colloca sul difficile e affascinante crinale fra locale e globale. Un aspetto questo decisamente immateriale, dove ognuno può lasciarsi andare a sensazioni più che a giudizi espressi su dati e aspetti economici; proprio per questo un patrimonio di incontri, scambi, relazioni che non può che agire, anzi muoversi senza frontiere. 
L'incontro possibile tra memoria e sviluppo (o è più giusto parlare di mutazione?) nasce dall'intreccio di conoscenze e intuizioni, esperienza e invenzione, equilibrio fra energia del nuovo e solidità del tradizionale. Si diventa responsabili quando si è in grado di portare il peso di tale doppiezza e disposti ed una continua attenzione all'ascolto. In questo contesto siamo parte del tessuto e del flusso di comunicazione che le fotografie di Camporesi ci trasmettono. Siamo custodi, con facoltà di parola e di testimonianza, di un periodo di grandi cambiamenti sociali. L'incontro, lo scambio, la forza suggestiva delle idee danno fondamento alla responsabilità del nostro agire quotidiano. Con il commercio e l'artigianato che devono ritornare a essere motori di sviluppo del centro storico e, nello stesso tempo, veicoli di rappresentazione del patrimonio identitario della comunità locale facendosi interpreti di politiche di valorizzazione, di rinnovamento e di rivitalizzazione nei rispettivi ambiti di intervento, conferendo ai beni culturali un'impotenza sempre più rilevante per la creazione di un "sistema cultura", in cui il turismo è supportato da professionalità orientate all'accoglienza. Solo così si può pensare a una promozione del territorio come investimento sulla qualità della vita e politiche orientate anche alla promozione turistica. 
Sempre più le amministrazioni locali pongono particolare attenzione a questi temi, con iniziative di incentivazione e soprattutto con atteggiamenti di maggior flessibilità nei confronti delle esigenze di questi settori, che vengono considerati alleati preziosi nella lotta al depauperamento demografico ed economico dei centri storici. C'è un inganno però nel quale non bisogna cadere: che la storia dei luoghi sia immutabile. Le attività dell'uomo (commercio e artigianato in primo luogo) cambiano e modificano parti di città, forse anche il loro senso, ma sono comunque custodi di un'origine. Quando queste origini sono fissate in numerosi fotogrammi, come ha fatto Maurizio Camporesi, essi rappresentano un patrimonio da non disperdere e da valorizzare, come si è fatto con una ulteriore mostra e una nuova pubblicazione contenente parte delle fotografie esposte, che viene consegnata in omaggio ai visitatori."

 

Gabriele Zelli 

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