20 febbraio 2020 - Forlì, Cronaca

Il diabete nei bambini e le implicazioni psicologiche

Ce ne parla la dott.ssa Teresa Ilaria Ercolanese, psicologa Associazione Diabete Romagna

"La mia competenza in Diabetologia Pediatrica riguarda l’aspetto psicoeducativo e mi integro nella trama di un percorso più ampio ben tracciato e definito. Mi muovo all’interno di un’Equipe dedicata presso l’U.O. di Pediatria dell’Ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì che prevede la collaborazione tra più figure professionali: il medico, le infermiere, la psicologa di Reparto, il dietista e le figure sanitarie della Pediatria di Comunità. Queste professionalità lavorano in rete per permettere al bambino e alla sua famiglia di avere il sostegno e l’appoggio necessario fin dall’esordio.

La fase iniziale, in seguito alla diagnosi, rappresenta per la famiglia un passaggio delicato in cui si attiva un processo di realizzazione che richiede un percorso di rielaborazione ed adattamento. All’inizio i genitori si sentono impauriti, spaesati, non sanno come comportarsi. Il pensiero di una condizione a lungo termine che non si conclude con la dimissione dall’ospedale attiva sentimenti di angoscia e sensi di colpa. Finché il bambino è piccolo è inserito all’interno delle dinamiche familiari e rimane a stretto contatto con le emozioni che filtrano nella famiglia. Si possono verificare episodi di rabbia, accanimento, forme di esasperazione delle condotte di controllo della malattia oppure, nelle condizioni meglio gestite, i genitori si affidano al medico e/o alla psicologa di riferimento, si fanno carico del problema, imparano a gestire il diabete e insegnano al bambino come farlo diventare parte di sé, una propria caratteristica, un proprio segno particolare.

In questa fase, permettere ai genitori di confrontarsi e condividere il proprio vissuto e le loro esperienze è fondamentale. In tal senso, internamente all’Equipe, si esplica anche il mio operato preoccupandomi di pianificare e organizzare momenti di incontro gruppale che permettano la circolarità emozionale ed esperienziale.

Per i bambini sono state pensate specifiche attività psicoeducative di gruppo, fatte di regole e ordine, ma anche di gioco e confronto. Anche in questo caso le attività permettono ai genitori che accompagnano i loro figli di incontrarsi, conoscersi, condividere un tempo di attesa, narrare le loro esperienze.

I presidi sono ulteriori strumenti che permettono di garantire ai genitori un senso di sicurezza nella gestione del diabete. Se il bambino lo accetta in positivo, il sussidio favorisce una sempre migliore autonomia e indipendenza.

Diverso è quello che avviene in fase adolescenziale. All’adolescente si chiede di occuparsi in maniera autonoma della gestione del proprio diabete, ma se esso rappresenta “un bersaglio”, tutto si complica. Non a caso, questa diventa una fase critica: mentre il bambino, agganciato al nucleo familiare aderisce alle condotte e si adatta alla sua condizione fisica, l’adolescente inizia una lotta contro le regole imposte fino a quel momento, anche e soprattutto contro quelle che il diabete richiede di rispettare. Iniziano infatti le condotte di trasgressione, noncuranza e trascuratezza di sé e della propria salute. Il ragazzo mette in discussione l’utilizzo dei presidi perché visibili, perde le regole alimentari, smette di misurarsi la glicemia e, a volte, persino di assumere la terapia farmacologica. Questo movimento è assolutamente fisiologico in questa età di transizione, ma assume forme altamente rischiose per la salute se la lotta è contro il diabete. Le attività psicoeducative in questa fase hanno come obiettivo quello di far sentire l’adolescente meno solo, condividere in gruppo i propri stati emotivi, agganciarsi alla relazione con l’altro e canalizzare l’aggressività verso obiettivi funzionali alla sua crescita.

Le attività che vengono proposte agli adolescenti sono pensate per permettere ai ragazzi di sperimentarsi non solo come diabetici ma come persone in fase di evoluzione, di crescita, per la definizione di un’identità che al suo interno contempla la presenza non solo del diabete, ma anche di molto altro."

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