7 febbraio 2020 - Forlì, Cesena, Cronaca, Economia & Lavoro

Confcooperative a congresso

Saranno eletti i nuovi organi direttivi dell’associazione per il quadriennio 2020/2024

Oggi 7 febbraio, Confcooperative Forlì-Cesena celebra la propria Assemblea Congressuale, dalla quale emergeranno i nuovi organi direttivi dell’associazione per il quadriennio 2020/2024. Naturale, quindi, che questo importante passaggio favorisca una riflessione sul mandato concluso e sulle strategie messe in campo in un periodo condizionato dalla crisi economica. Prima di addentrarci in queste considerazioni, però, è bene puntare l’attenzione sul taglio che i cooperatori forlivesi e cesenati hanno voluto attribuire al proprio evento congressuale: Costruttori di Bene Comune è infatti lo slogan che caratterizza la manifestazione, accompagnato da un sottotitolo che recita Economia inclusiva e cantieri generativi.

“Sono concetti - spiega Mirco Coriaci, direttore di Confcooperative Forlì-Cesena - per nulla banali e neppure riconducibili unicamente alla cooperazione sociale: il bene comune è un patrimonio di tutti ed è la misura con cui si deve costruire ogni tipo di iniziativa - pubblica o privata - finalizzandola ad una ricaduta benefica per tutta la comunità. Essere costruttori di questo bene comune significa per noi essere protagonisti di un cantiere aperto e inclusivo, dove ognuno può portare il proprio contributo di idee per generare qualcosa di positivo a servizio delle persone del proprio territorio: in questo senso il bene comune travalica il sociale ed è trasversale ad ogni attività economica”.

Ma come si è mossa Confcooperative Forlì-Cesena negli ultimi 4 anni? I dati aggregati, raccolti proprio in occasione dell’Assemblea congressuale, sono confortanti: saldo attivo del numero di cooperative (da 254 a 268), gli addetti passati da 16.200 a 19.600, i soci cresciuti da 36.800 a 37.500, la presenza femminile in aumento (da 9.900 a 11.800), il capitale sociale che va da 93 milioni a 100 milioni e 500mila euro, il patrimonio netto da 553 a 663 milioni di euro, le retribuzioni da 405 a 486 milioni di euro e gli oneri finanziari che scendono da 23 a 18 milioni e 450mila euro, un dato che dimostra un progressivo alleggerimento della dipendenza dagli Istituti di Credito.

“I dati - commenta Mauro Neri, presidente di Confcooperative Forlì-Cesena - sono positivi, ma sostanzialmente freddi. A me preme sottolineare e verificare se in questi 4 anni abbiamo fatto bene il nostro lavoro, che è quello di rappresentare le nostre cooperative, offrire loro servizi efficienti e impegnarsi per lo sviluppo del territorio. Credo di poter dire che ci siamo mossi bene in queste tre direzioni: il primo esempio positivo è certamente il progetto Cuore di Romagna ed i servizi innovativi ad esso connessi, in secondo luogo la promozione di nuovi modelli di cooperazione, vincenti come argine alla crisi e come opportunità di ripartenza: mi riferisco non solo alle cooperative di comunità sulle quali ogni giorno ci arrivano segnali di interesse da parte di amministrazioni pubbliche dei nostri entroterra, ma anche al modello WBO (workers buy out), ovvero la rigenerazione di imprese in crisi tramite l’impegno dei lavoratori, una soluzione che, tramite il modello cooperativo, ha prodotto circa 40 nuove esperienze lavorative nel territorio provinciale negli ultimi 10 anni.

Vorrei però soffermarmi anche su un aspetto su cui dobbiamo fare di più: mi riferisco alla comunicazione. Troppo spesso avverto una conoscenza del sistema cooperativo parziale o limitata alle esperienze tradizionali: la stessa cooperazione sociale è conosciuta ma fino ad un certo punto e le nuove forme prima citate spesso vengono accolte come una positiva sorpresa, ma del tutto sconosciuta. Insomma dobbiamo comunicare di più e meglio”.

Ci sono aspetti, facendo una veloce ricognizione su questo quadriennio, che interessano anche la sfera personale del presidente Mauro Neri, aspetti che denotano una grande umanità e una non comune capacità di analisi: “Io sono un uomo di montagna - afferma Neri - e questa esperienza alla presidenza di Confcooperative mi ha allargato gli orizzonti nelle relazioni su un’area decisamente più vasta e mi ha maturato nella capacità di dialogare, mediare, trovare soluzioni condivise. Personalmente sono rimasto molto colpito dalla cooperazione sociale, un settore che conoscevo poco: a contatto con queste esperienze e con persone con svantaggio sociale e disabilità ho capito quanto ogni giono diamo per scontate la nostra autonomia e la nostra salute e come sia complesso, al contrario, vivere con limitazioni fisiche o psichiche. Nello stesso tempo ho apprezzato l’impegno quotidiano di educatori, operatori e dirigenti che, in questi contesti, mettono tutto se stessi con generosità, riescono a guardare il mondo con gli occhi delle persone che assistono e, quindi, soddisfando i loro bisogni. Hanno certamente una marcia in più: questo è bellissimo”.

Guardando al futuro non è possibile non accennare al progetto di aggregazione romagnola di Confcooperative, sul quale i dirigenti di Forlì e Cesena avevano espresso in passato non una contrarietà, ma la necessità di certezze in merito alla sostanza del progetto e alla tutela dei territori.

“Oggi - conclude Neri - queste condizioni si sono verificate e il 2020 sarà l’anno in cui questa aggregazione si concretizzerà. Sono molto soddisfatto, in quanto le nostre proposte sono state accolte e si andrà verso la definizione di un organo superiore romagnolo, affiancato da una continuità di presenza sui territori, che garantirà una vicinanza effettiva alle cooperative associate”.

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