21 gennaio 2020 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - Ponti e viadotti che crollano: il ruolo dei direttori dei lavori e dei collaudatori

Le emergenze fanno notizia, i tempi di ripristino no

Ci si sta abituando al fatto che crollino ponti e viadotti della rete autostradale. Di routine stampa e televisioni aggiornano in merito alle chilometriche code, specie in occasione di festività, per i restringimenti di carreggiate imposte da infrastrutture ammalorate. Il disagio dell’utente è misurato in base ai conseguenti tempi di percorrenza del tipo: un’ora per percorrere sei chilometri o quattro per duecento. E’ poi un fiorire di lettere ai quotidiani, perfino con qualche punta d’ironia. Così Carlo Radollovich scrive: “Sono stato più sfortunato di quel lettore che ha impiegato quattro ore per percorrere il breve tratto autostradale Masone-Arenzano (Corriere, 29 Dicembre). Dalla stessa località di partenza sino a Savona  io sono stato torturato per ben sei ore”.

Passata la fase dell’emergenza dove l’italico genio di solito rifulge, non si è più informati sino alla prossima emergenza, dovuta magari a una Procura della Repubblica che per la sicurezza sequestra un ponte o un viadotto dirottando il traffico. I tempi di ripristino non fanno notizia come pure se le necessarie indispensabili manutenzioni fossero state effettuate e quando. A tal proposito si invera l’aforisma di quello spiritaccio di Leo Longanesi: “Alla manutenzione l’Italia preferisce l’inaugurazione”.

Mentre infuria la polemica politica se e come possano essere revocate le concessioni, il lettore Paolo Levanti ha scritto: “Dopo il crollo del ponte Morandi e le polemiche sulle concessioni, mi chiedo: non sarebbe più sensato che lo Stato controllasse che i lavori siano continuamente eseguiti a regola d’arte, e diversamente revocasse per l’inadempienza certificata con richiesta di danni, prima delle tragedie ?”. Sulla stampa non sono ancora comparse lettere in cui ci si chieda come abbiano svolto i loro compiti i direttori dei lavori prima e i collaudatori poi.

A onor del vero quando crollò a Capodanno del 2016 parte del viadotto, inaugurato il 23 dicembre 2015, della Palermo-Agrigento il presidente del Consiglio Matteo Renzi tuonò: “E' finito il tempo degli errori che non hanno mai un padre. Pagheranno tutto”. Se qualcuno avesse mai pagato, dopo quattro anni dal crollo, oggi non è di pubblico dominio.

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