9 gennaio 2020 - Forlì, Cronaca, Sanità

Il diabete, siamo sicuri di conoscerlo?

Ce ne parla la dottoressa Giuseppina Chierici, diabetologa responsabile per l’associazione Diabete Romagna

Chi di noi, non ha un famigliare, un parente, un amico, una persona cara affetta da Diabete? Sì, è cosi; l’"epidemia" di cui tanto si parla da tempo e che tenderà ad interessare quasi 600 milioni di persone nel mondo tra poco più di un decennio, è già a tutti gli effetti una realtà che ci riguarda e anche molto seriamente. Purtroppo spesso rimaniamo impressionati dai numeri e dalle percentuali che i dati epidemiologici ci rivelano ma, in pratica, ci troviamo a vivere la quotidianità come se tutto fosse ineluttabile e destinato ad accadere in maniera fatalistica.

Ciò che manca ad oggi, non è la conoscenza della malattia diabetica, di come si previene, di come si cura, se ne parla spesso in molti contesti; manca  piuttosto la consapevolezza e quindi la determinazione che i piccoli gesti quotidiani fanno la differenza; per quanto si parli di prevenzione e di come metterla in pratica, spesso viviamo come se questa dovesse riguardare qualcun altro, magari più a rischio di noi. E’ vero che la famigliarità e la genetica sono fattori di rischio importanti e spesso determinanti, ma il maggior responsabile di questa epidemia di diabete è lo stile di vita. Se non abbiamo i genitori o i fratelli con Diabete non significa che siamo esenti dal rischio di svilupparlo. L’aumento della spettanza di vita, il benessere, il cambiamento negli stili di vita sono forieri di un incremento delle possibilità di sviluppare il diabete, per tutti.

Allora che fare? Iniziamo a fare tutti i giorni un po' di attività fisica, rubando ad esempio una mezz’oretta alla giornata frenetica che molti di noi, in una società che va di fretta, devono affrontare? Possiamo anche frequentare una palestra e magari ogni volta che facciamo la spesa, o usciamo a pranzo, o ceniamo con la famiglia, ci sforziamo di scegliere e mangiare cibi più sani? Tutto senz’altro utilissimo. Ma finché non avremo stabilito delle priorità, nel senso di sovvertire l’ordine di importanza delle cose, privilegiando quelle che “vogliamo davvero fare e ci fanno bene ” piuttosto che quelle  che” dobbiamo fare”, ogni sforzo nel tempo è destinato a fallire.

Per fare questo, non bastano le iniziative delle Associazioni di Volontariato, gli appelli delle Società Scientifiche all’azione Occorre cambiare il modo di pensare la società, dal suo interno, ognuno per la sua parte. Ognuno di noi può pensare a nuove priorità, alla serenità che passa dalla consapevolezza che facciamo ogni giorno le cose perché le vogliamo, non perché le dobbiamo fare, anche quelle meno gradevoli. Sì, esatto:la consapevolezza ci aiuta nelle difficoltà. E per il diabete il primo passo per affrontarlo è la consapevolezza. Un’ultima considerazione: tutto ciò è utile non solo nella prevenzione del diabete, ma anche delle sue complicanze, una volta che la diagnosi è stata fatta.

E’ ampiamente provato infatti che chi mantiene un ottimo controllo del diabete nel tempo previene le complicanze croniche. Purtroppo ci sono persone che nella loro vita di diabetici, trascurano la corretta gestione, quasi sempre per scarsa consapevolezza e motivazione e dopo 20 o 30 anni sviluppano gravi complicanze come Retinopatia, Nefropatia,Infarto,Ictus,Piede diabetico. Ho imparato dalla mia esperienza professionale che dietro  gravi complicanze c è sempre un diabete mal curato per tanti anni.

Questo credo sia importante dirlo per non creare inutile terrorismo in quanto il diabete presenta il conto, spesso salato, se lo trattiamo male. Oggi abbiamo a disposizione nuove tecnologie, nuovi farmaci e Servizi di Diabetologia con team di professionisti estremamente qualificati e preparati per offrire la miglior cura possibile per il paziente giusto. Quindi consapevolezza, determinazione, volontà e allora davvero il Diabete non potrà più decidere della vita di nessuno.

 

Associazione Diabete Romagna

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