3 dicembre 2019 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - La comunicazione istantanea e il furto dell'anima

Per strada sono sempre più numerosi i pedoni, anche nelle piccole città, a capo chino

Sono passati solo 26 anni da quando il 30 Aprile del 1993 il CERN (Conseil Europèen pour la Recherche Nucléaire) di Ginevra annunciava all’intero mondo che il World Wide Web di Tim Berners-Lee (letteralmente ragnatela intorno al mondo), rapidamente contratto in Web, sarebbe stato gratuito per tutti. Da allora la nostra vita, con internet, è radicalmente cambiata. E’ cambiato sia il modo di lavorare sia di relazionarci. Ci imbattiamo nell’iperconnessione per ogni dove: in pizzeria come  nel ristorante vediamo avventori con il capo chino su un piccolo schermo trascurando le persone con le quali si erano seduti al tavolo, fossero moglie, marito, figli o amici. Per strada sono sempre più numerosi i pedoni, anche nelle piccole città, a capo chino, per non voler considerare autobus, metropolitane e treni dove è rarissimo il passeggero che legga un quotidiano, mentre tanti consultano google o inviano e ricevono messaggi. La comunicazione istantanea ha un grande fascino, anche se spesso è limitata alla lettura delle poche parole che possono essere contenute in un tweet (non più di 280 caratteri!). Chi sta costantemente a capo chino sullo schermo non si rende conto di vivere una imbarazzante contraddizione: “non siamo mai stati così soli da quando possiamo comunicare così facilmente” ed essere raggiunti in ogni momento.

Nell’Ottobre del 2011 alcuni professori universitari Usa andarono a trovare James Hillman che di lì a pochi giorni li avrebbe lasciati. Al loro antico maestro non sfuggirono le vibrazioni e i ronzii delle mail in arrivo sul cellulare. Così intimò: Adesso spiegatemi”. Alternandosi, gli spiegarono che  ogni giorno, ogni ora, ogni minuto erano tormentati dall’arrivo di mail: che non potevano fare a meno di controllare, a relativamente brevi intervalli, il loro grado di urgenza. Così alla sera si trovavano “di fronte a una parete di roccia di mail inevase da scalare”. Hillman lanciò l’allarme: era solo l’inizio di una ossessione collettiva che “avrebbe rubato l’anima”.

E pensare che WhatsApp era agli albori: fu infatti acquistata da Facebook nel 2014 e diffusa poi in modo esponenziale.

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