25 novembre 2019 - Forlì, Cronaca, Economia & Lavoro

Violenza contro le donne, Cgil:" Lavoriamo su educazione, lavoro e parità"

"Il tasso di occupazione femminile della provincia inferiore a quello maschile di circa 16 punti percentuali"

"La violenza maschile contro le donne è un male che interessa tutto il mondo e deve essere sradicato, garantendo così a tutte le donne il diritto alla libertà e alla dignità. Se nella società - scrive la Cgil di Forlì-Cesena in una nota - civile ancora dobbiamo combattere contro chi vorrebbe le donne rinchiuse nelle mura domestiche, asservite e  fuori dalla  vita politica , economica e sociale del paese; nel mondo del lavoro la situazione è altrettanto grave. Se infatti “Lavoro e autonomia economica”  possono essere una base importante per aumentare il numero delle denunce e spezzare il circuito chiuso della violenza e del silenzio, possiamo dire che i dati anche nella nostra provincia non ci confortano.

Il tasso di occupazione femminile, inferiore a quello maschile di circa 16 punti percentuali ( M 76% F 60.9%), seppur superiore alla media italiana, dimostra come ancora ci sia tanta strada da fare per una vera parità di genere. Ma ciò che preoccupa  è anche la qualità del lavoro delle donne e la condizione salariale.  Dai dati emerge  chiaramente che il 27% delle donne (quasi un terzo) ha un lavoro precario. Il 70% dei part time involontari sono rappresentati da donne. Anche il gap salariale nella nostra provincia è significativo , le  donne guadagnano il 33% in meno degli uomini .

Ancora, le donne continuano a faticare ad avere  accesso alle carriere dirigenziali, pur essendo istruite in numero superiore a quello degli uomini e raggiungendo migliori risultati. Il nostro territorio esprime 44 Dirigenti donne e 515 uomini, 692 sono i quadri aziendali femminili , mentre i quadri aziendali maschili sono 1638.

Aumenta la violenza anche sulle ultra sessantenni. Se da una parte questo potrebbe essere un dato che evidenzia un aumento dei casi sommersi  finalmente denunciati, ci deve far riflettere anche sulla condizione della popolazione anziana, oggi sempre più povera e più diseguale.

L’ingresso alla pensione penalizza chi ha avuto periodi di discontinuità al lavoro, tanto da rendere difficilmente utilizzabile la pensione anticipata per le donne (solo il 36%) che ancora svolgono la maggior parte del lavoro di cura rinunciando non solo alle possibilità di carriera ma spesso anche all’occupazione. Per le medesime ragioni di mancanza dei requisiti solo il 26 % delle domande di “quota 100” è effettuata dalla donne. Teniamo conto inoltre che le pensioni delle donne sono del 35 % inferiori a quelle degli uomini.

Dobbiamo quindi fare ancora molta strada. Serve da una parte una vera rivoluzione culturale, per cui la violenza non si deve legittimare MAI!  Una rivoluzione che renda tutti consapevoli, che RISPETTO e relazioni sane migliorano la vita di tutti e tutte. Dall’altra parte servono interventi mirati per raggiungere una vera parità da cui oggi siamo ancora lontani.

Per questo per noi il 25 novembre e’ l’occasione per rilanciare  e implementare il nostro impegno a partire da sradicare la violenza presente anche nei luoghi di lavoro incentivando e promuovendo la contrattazione di genere e la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, promuovendo la rete di tutela pubblica che in questa regione fornisce un supporto concreto, valorizzando e dando applicazione ai protocolli contro la violenza sottoscritti con le associazioni di categoria."

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