23 luglio 2019 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - La qualità dell'insegnamento non ha mai interessato il Paese

Nonostante in estate si sprechino articoli su scrutini, le pagelle ed esami di maturità

Quando termina l’anno scolastico, la stampa riprende a occuparsi del sistema educativo, non certo per la qualità dell’insegnamento nell’interesse  degli studenti, bensì per fare un po’ di colore. Gli scrutini, le pagelle e l’esame di maturità sono infatti ghiotte occasioni da non lasciarsi scappare. Così nella cronaca locale si possono riempire pagine e pagine; si va dalle “pagelle d’oro” alle mini interviste ai migliori studenti e alle foto di studenti, plessi, professori e a volte perfino dei dirigenti scolastici. Sono pagine che tanto piacciono a studenti, docenti e famiglie, contribuendo a moltiplicare le copie vendute. Piacciono perché secondo il prof. Panebianco da decenni “un intero Paese, un’intera classe politica, e tutte le amministrazioni coinvolte (funzionari del Ministero, Tar eccetera) hanno sempre manifestato il più completo disinteresse per la qualità dell’insegnamento.” 

Nelle pagine nazionali non sempre è stata data l’importanza dovuta all’accordo siglato tra MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e sindacati “sull’ennesima assunzione in ruolo di docenti, quasi 50.000, attraverso un «percorso facilitato». Altrettanti posti, appena poco prima, erano stati riservati alle maestre prive di titolo”.

In soldoni: anche l’attuale Governo che pur si paluda come del cambiamento, si comporta come i precedenti. Per quieto vivere rispetta una sorta di patto, non scritto ovviamente, secondo il quale “non importa se gli insegnati reclutati siano capaci o no, preparati o no. Importa solo che siano tanti (il che significa, inevitabilmente mal pagati)”. L’assenso degli utenti, famiglie e studenti è ottenuto grazie al valore legale del titolo di studio. Ciò che conta è il diploma, il pezzo di carta. Non ha infatti importanza che “dietro quel pezzo di carta ci sia o no una solida formazione”. Appena tre anni fa un altro governo aveva svuotato le graduatorie dei precari mettendone in ruolo settantamila senza nessuna prova, “almeno, in quel caso si trattava di abilitati”. 

Attilio Oliva, presidente dell’Associazione TreeLLLe, scrive che col percorso facilitato l’abilitazione possa essere “conferita a prezzi di saldo, o addirittura gratis, per il semplice fatto di sottoscrivere una domanda”.

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