18 giugno 2019 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - Le regole si imparano alle elementari

Stiamo costruendo generazioni di ragazzi supponenti e aggressivi che credono nella sovrabbondanza dei diritti e nell’assenza dei doveri?

Una lettrice si è rivolta al suo quotidiano osservando che “l’attuale governo italiano ha voluto cambiare il cosiddetto «esame di maturità» ad anno scolastico in corso (fatto eccezionale che non mi pare sia stato adeguatamente sottolineato dai mass media)” traendo la conclusione che i politici di oggi “non guardano neanche alle prossime elezioni ma all’immediato, alla stagione in corso.” Quasi che si fosse “veramente nella dittatura dell’effimero”.

Nella risposta il direttore non si è lasciata sfuggire l’occasione di sottolineare che ogni ministro, di qualsiasi colore o partito, si comporta come se “pensasse che senza toccare qualcosa nella scuola di lui non resterebbe nulla.” Sì, perché l’attuale ministro nonostante abbia correttamente dichiarato che “la legalità, il rispetto, le regole della convivenza si imparano a partire dai banchi di scuola”, il suo Ministero ha magnificato il fatto che anche per la scuola primaria erano stati abrogati “gli articoli dal 412 al 414 del Regio Decreto 26 aprile 1928 che regolavano le sanzioni disciplinari per i bambini delle scuole elementari”. Le sanzioni sarebbero comunque rimaste all’interno dei “regolamenti d’istituto previsti, per tutte le scuole di ogni ordine e grado dal Testo Unico della scuola del 1994 [istituisce la c.d. autonomia]” e quindi anche per le elementari. I richiamati regolamenti d’istituto possono essere diversi l’uno dall’altro, proprio in virtù dell’autonomia. Così, ammesso e non concesso che l’ipotetico regolamento non comprenda la norma testé abrogata “nota sul registro con comunicazione scritta ai genitori che debbono restituirla firmata”, come si coinvolge la famiglia?

Quanto magnificato dal Ministero ha sollevato un vespaio sulla stampa; si è scritto di “messaggio devastante” e di “resa del processo educativo”. Si è osservato che anche quando le abrogate norme fossero da tempo inapplicate comunque esistevano ed erano dunque una forma di dissuasione. Paolo Crepet dopo aver dichiarato che "le regole non si imparano quando si ha 25 anni ma in età scolare” ci ha ricordato che “In Italia stiamo costruendo generazioni di ragazzi supponenti e aggressivi che credono nella sovrabbondanza dei diritti e nell’assenza o nella stravaganza dei doveri”.

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