11 giugno 2019 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - Gli occupati stranieri hanno sostituito gli italiani

Centro Studi Impresa Lavoro ha elaborato dati Istat ed Eurostat

Il Centro Studi Impresa Lavoro elaborando dati Istat ed Eurostat è giunto alla conclusione che nel decennio 2008-2018 gli occupati stranieri hanno sostituito in larga misura quelli italiani. L’occupazione complessiva, in lieve ripresa, è aumentata di oltre 124 mila unità. La suddivisione degli occupati totali fra italiani e stranieri (UE ed extra UE) permette di  rilevare un “effetto sostituzione”. Gli stranieri sono aumentati infatti di oltre 764 mila unità, passando da 1.690.090 a 2.455.003 con un robusto incremento del 45%, mentre gli italiani si sono ridotti di oltre 640 mila diminuendo da 21.400.258 a 20.759.946 (-3 %). Nel 2017 il tasso di occupazione dei cittadini italiani della classe di età 15-64 anni è stato 57,7 % mentre quello medio dei 28 paesi della UE è 68,1 %.

Lo stesso tasso, riferito alla stessa classe di età per i cittadini extra UE residenti e censiti in Italia è stato del 59,1 % mentre quello medio dei 28 paesi dell’UE è 54,6 %. Il lieve aumento del livello occupazionale registrato è dunque dovuto “solamente ai lavoratori stranieri, mentre gli occupati italiani sono ancora inferiori al livello di dieci anni fa”. E’ singolare osservare che dove è elevato il tasso di occupazione dei cittadini nazionali della classe di età 15-64 anni, minore è quello dei cittadini extra UE. Così in Svezia al tasso di occupazione dei nazionali del 78,6 % corrisponde il 50,2% degli extra UE. In Germania i valori sono rispettivamente 77,3 % e 52,3; in Olanda 76,7% e 50,0.

Il fatto è che una quota di immigrati sembra comunque indispensabile per mantenere in equilibrio popolazione ed economia. Nell’UE “le persone che muoiono sono più di quelle che nascono, e se la popolazione non è ancora diminuita è perché ogni anno riceve 1,3 milioni di immigrati” mentre continua ad aumentare, per la fortuna di tutti noi, “l’aspettativa di vita”. La situazione non sembra possa a breve subire inversioni di tendenza. La media UE dei figli per donne in età fertile si mantiene a 1,5 invece dei 2,1 richiesto da “tasso di sostituzione” per mantenere l’indispensabile necessario equilibrio.

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