15 maggio 2019 - Forlì, Agenda, Cultura, Eventi

Forlì fra Ottocento e Novecento: Mario Proli parla dell'evoluzione della città

Ai partecipanti saranno consegnate in omaggio due pubblicazioni

Venerdì 17 maggio 2019, alle ore 20.45, alla Sala Assemblee della Casa del Lavoratore, via Cerchia 98, Forlì, Mario Proli, storico, saggista e giornalista, terrà una conferenza con l'ausilio di immagini storiche su: "Forlì fra Ottocento e Novecento: l'evoluzione della città". Introdurranno la serata Giorgio Barlotti, presidente del Consiglio di amministrazione della Cooperativa Casa del Lavoratore, e Gabriele Zelli, presidente del Comitato Pro Forlì Storico-Artistica. Ai partecipanti saranno consegnate in omaggio le pubblicazioni "Quattro storie per raccontare il Museo Romagnolo del Teatro", a cura di Gabriele Zelli, e "Antiche Pievi. A spasso per la Romagna", volume secondo, a cura di Marco Vallicelli, Marco Viroli e Gabriele Zelli. Ingresso libero. Al termine momento conviviale. 
Negli ultimi decenni dell'Ottocento la ricchezza della città di Forlì è nella sua campagna, nell'importanza dei suoi mercati e nell'attività di trasformazione dei suoi prodotti: il grano, la canapa, la seta. La piazza di Forlì è un importante mercato dei bozzoli del baco da seta, uno dei più attesi in Italia. Ugualmente la canapa trova larga diffusione tra le colture agricole di tutto il circondario, mentre è più limitata quella del lino perché non trova le condizioni propizie per il suo sviluppo. Queste coltivazioni e le successive trasformazioni dei prodotti agricoli vivono, nello stesso periodo, momenti diversi segnati dal passaggio da un'attività di tipo "casalingo" ad una vera attività di "fabbrica" che entrerà in crisi a cavallo del nuovo secolo, il Novecento, in conseguenza della graduale scomparsa delle coltivazioni di piante tessili. 
Il segno della trasformazione si ha con l'insediamento dell'industria "zuccheriera". È un investimento diverso, non di matrice locale, ma esportato. Nel 1900 lo stabilimento Eridania con capitale genovese entrò in funzione con l'impiego di 400 operai durante la lavorazione. Nel 1901 produsse 38.000 quintali di zucchero. Fu di fatto un investimento capitalistico in una zona ad economia agricola che porterà ad avere, nel 1900, ottocento ettari di terreno coltivato a barbabietola, nel 1910 saranno addirittura diecimila.  L'introduzione di questa coltivazione oltre che essere un'operazione capitalistica lo è in chiave politica, uno strumento che socialisti e repubblicani fanno proprio per porre in crisi il tradizionale patto colonico. È l'assunzione di un ruolo politico e sindacale da parte dei braccianti, dei salariati agricoli a fianco dei mezzadri. È un duro colpo al vecchio potere agrario che reinvestiva, se lo faceva, nei campi ciò che dai campi traeva perché inizierà a crescere, a svilupparsi, a prosperare una produzione agricola che trovò nella sua lavorazione industriale il maggior profitto. Una situazione che inizierà ad incidere anche sullo sviluppo della città di Forlì. 

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