14 maggio 2019 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - Il datore di lavoro ideale per gli italiani è la Ferrero

Per equilibrio fra lavoro e vita privata, atmosfera piacevole, sicurezza, reputazione, responsabilità sociale

Per la quarta volta in sei anni, Ferrero si è aggiudicata il primo posto nella classifica stilata dalla “Randstad employer brand research” diventando il datore di lavoro ideale per gli italiani. Al secondo posto si trova la BMW e al terzo Automobili Lamborghini. L’annuale indagine viene effettuata in 32 paesi del mondo nella convinzione che le persone selezionino i potenziali datori di lavoro, così come le aziende selezionano i candidati da assumere. Con la metodologia dell’intervista sono così indagati i 10 fattori che “motivano la scelta”. In Italia sono state effettuate 7.700 interviste a persone, nella fascia d’età 18 – 65 anni, che  costituiscono un campione rappresentativo di occupati, studenti e non occupati. L’indagine ha quindi individuato cosa renda attrattivo un posto di lavoro in 150 imprese con sede in Italia con più di 1.000 dipendenti e siano conosciute da almeno il 10 % della popolazione. Le risposte oltre a indicare i marchi, rivelano gli stili di vita dall’intervistato (“le attese”).

Ferrero è stata percepita come migliore per i fattori: equilibrio fra vita di lavoro e vita privata, atmosfera di lavoro piacevole, sicurezza del posto di lavoro, reputazione, responsabilità sociale. Automobili Lamborghini è al primo posto per retribuzione & benefit e utilizzo di tecnologie avanzate. BMW è seconda per sicurezza del posto di lavoro e terza per retribuzioni & benefit. Con responsabilità sociale sbrigativamente si intende cosa l’azienda restituisce alla società civile in termini di “aspettative economiche, ambientali e sociali”. Ferrero da sempre è indiscusso leader: 25 anni fa in un sabato lo stabilimento fu sommerso da tre metri di acqua e fango e gli operatori si salvarono appena in tempo. Il lunedì successivo una lunga fila di dipendenti si presentò in portineria armata di stivaloni e vanghe (“i più giunsero senza che nessuno li avesse chiamati”). Fu così che si realizzò quello che Pietro Ferrero definì «la meraviglia di uno stabilimento che in soli 15 giorni riprese a funzionare grazie all’impegno di migliaia di persone».

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