7 maggio 2019 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - Diminuzione della natalità e asili nido

L'aumento degli asili nido favorirebbe culle piene e occupazione

Le previsioni demografiche dell’Istat si stanno puntualmente avverando: la popolazione dei residenti in Italia si sta riducendo. Nel 2018 la popolazione italiana è diminuita, rispetto al massimo raggiunto nel 2015, di oltre quattrocento mila unità. Il decremento è destinato a perpetuarsi nei prossimi anni. Al 2045 si stima una flessione, rispetto al 2017 (quando residenti erano 60,6 milioni), pari a 1,6 milioni di unità che salirebbe a 6,5 milioni nel 2065. I giovani italiani in cerca di occupazione tendono a emigrare verso altri lidi mentre continua la progressiva riduzione delle nascite che nel 2018 sono scese sotto il mezzo milione. Il peso degli ultra ottantenni che necessitano di assistenza è destinato quindi ad aumentare. Il numero medio di figli per donna in età feconda è pari 1,32, valore sensibilmente inferiore alla cosiddetta “soglia di rimpiazzo” che garantirebbe il ricambio generazionale (2,1 figli).

L’occupazione femminile nel 2018 è aumentata, raggiungendo il 53,1 %, ma l’Italia rimane penultima nella classifica sulla quota delle donne che lavorano; peggio di noi c’è solo la Grecia, mentre l’U. E. persegue l’obiettivo di un’ occupazione femminile al 75 %. La ridotta natalità ha come conseguenza la desertificazione di ampie aree del Paese dove si sgretola non solo il tessuto sociale, ma anche la cura del territorio col conseguente aumento del rischio idrogeologico. Molte sono le famiglie che vorrebbero il secondo o il terzo figlio (la sindrome da “figlio unico” permane!) ma motivi, non solo economici, lo impediscono. La natalità potrebbe essere favorita se  la regola europea “almeno 33 posti disponibili negli asilo nido ogni cento bambini in età 0-3 anni” fosse rispettata. In tal modo infatti verrebbe “garantita la conciliazione della vita familiare e lavorativa oltre a promuovere la maggior partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. Purtroppo nell’anno scolastico 2016-2017 solo Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria erano in regola. Sembra impossibile, ma l’aumento del numero degli asilo nido, oltre a favorire la ripresa della natalità e l’occupazione femminile, nel lungo periodo incide perfino sulla manutenzione del territorio.

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