18 aprile 2019 - Forlì, Cronaca, Società

Cooperazione sociale, un vantaggio in favore delle fasce più deboli

Confcooperative Forlì-Cesena, alla quale aderiscono oltre 70 cooperative sociali, ne sottolinea il ruolo strategico

La cooperazione sociale della Confcooperative di Forli Cesena - dove sono operanti oltre 70 cooperative in ambito socio-assistenziale, una trentina delle quali nell’inserimento dei soggetti svantaggiati - da sempre svolge un ruolo strategico nella nostra provincia, perseguendo l’interesse generale delle nostre comunità; mettendo sempre le persone e la loro integrazione sociale al centro. Le cooperative svolgono la loro attività all’interno e in favore di una società che ha aumentato i bisogni assistenziali, dove le fasce cosiddette deboli sono sempre più numerose (anziani, minori, portatori di handicap, tossicodipendenti, immigrati) facendosi carico con professionalità di un’ampia fetta di welfare locale. 

A fine marzo è stato siglato il rinnovo del CCNL dei lavoratori della cooperazione sociale che, riconoscendo tale importante ruolo, prevede una serie di istituti   per consentire alle cooperative sociali di rispondere in modo ancora più coerente ai nuovi bisogni di welfare e alle nuove sfide dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e di disabili. Dopo la riforma dell’impresa sociale infatti con questo accordo si introducono significative innovazioni che permetteranno alle nostre imprese di ampliare la propria operatività innovando le politiche sociali del nostro Paese.  Il nuovo contratto prevede, tramite un’indennità di funzione, l’affiancamento all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, dando così il giusto riconoscimento normativo anche a tutta la cooperazione sociale di tipo BLa cooperazione di inserimento lavorativo conferma il grande valore che riveste per la comunità e per le persone più deboli, essendo una forma d’impresa ‘speciale’ per la sua finalità sociale, capace di generare benefici su più fronti. In primo luogo, va considerato il recupero di soggetti svantaggiati attraverso il lavoro, un recupero che è anche fautore di dignità personale, nel momento che consente di svolgere un lavoro stabile e retribuito a una persona con difficoltà tali da impedire un ordinario inserimento lavorativo.  

Una innovativa ricerca promossa lo scorso anno da Federsolidarietà/Confcooperative Emilia-Romagna e curata da AICCON di Forlì, ha provato a calcolare gli effetti economici innescati dagli inserimenti lavorativi. I ricercatori di AICCON, in collaborazione con il Centro Studi Socialis, hanno fatto ricorso al metodo di valutazione “VALORIS” che si basa sull’analisi costi-benefici per rispondere a una domanda precisa: Si possono quantificare i benefici che la cooperazione sociale genera sul territorio in cui opera, con l’inserimento di lavoratori svantaggiati? L’analisi ha risposto affermativamente e proposto un dato quantificabile in un valore medio per ogni lavoratore svantaggiato impiegato di 4.729,74 euro per la Pubblica Amministrazione.  

Infine, una considerazione non marginale. Le cooperative sociali che si fanno carico di lavoratori diversamente abili sono realtà che sempre più devono operare sul mercato, assicurando servizi di qualità. Per questo abbiamo sempre difeso la necessità di applicare il contratto riservato alle cooperative sociali anziché altri contratti, magari più specifici dei settori in cui le cooperative svolgono attività, ma che non normano e non tengono in considerazione il ruolo di inserimento lavorativo per cui le cooperative sociali stesse sono nate e operano. E’ una condizione che tiene conto della particolare caratteristica di queste imprese sociali, non nasce in alcun modo dalla volontà di penalizzare i lavoratori.

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