16 aprile 2019 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - Chi sbaglia paga, sempre che si trovi chi ha sbagliato

Una sentenza irrevocabile di carcerazione può essere trasmessa on line o c'è carenza “carenza dei cancellieri”?

Nell’agone televisivo ogni tanto compare un autorevole componente del Governo che con baldanza   pronuncia la rituale frase: “chi sbaglia paga”. In modo furbesco, lascia così intendere come lo sbaglio, in precedenza, fosse impunito. La frase risuona, in particolare, quando il Governo, vuoi di sinistra, centro, destra o tecnico si insedia, subentrando a un Governo di altro colore. Non si ha memoria di giornalista che abbia mai commentato: “Mi auguro che quanto da lei autorevolmente auspicato si realizzi, per il bene di tutti noi”.

L’assassino di Stefano Leo, sgozzato lo scorso 23 Febbraio nel Lungo Po di Torino, “non avrebbe dovuto trovarsi lì”, bensì rinchiuso in carcere sin dal maggio dello scorso anno essendo stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione “senza la sospensione condizionale della pena ”. Così l’omicida si è potuto sedere su una panchina “dalla quale per quaranta lunghi minuti ha osservato la gente che passeggiava lungo il fiume aspettando una «persona felice» da uccidere.” Nel confessare il delitto ha infatti spiegato che la scelta di Stefano Leo era motivata dall’averlo visto «con quell’aria felice e serena che gli sembrava insopportabile».

La mancata carcerazione non si deve a un deprecabile errore da far pagare a qualcuno, ma al fatto che la Corte d’appello di Torino in nove mesi non sia stata in grado di trasmettere la sentenza alla Procura della Repubblica, unico organo deputato a emettere l’ordine di carcerazione. Dalla stampa si è poi appreso che “in giro per le Corti d’Appello d’Italia sono almeno 50.000 le sentenze irrevocabili non ancora messe in esecuzione a causa delle carenze dei cancellieri, che devono svolgere tutti quei successivi adempimenti necessari a produrre gli effetti di una sentenza”. Le almeno 50.000 sentenze irrevocabili non ancora messe in esecuzione, testimoniano il marasma legislativo-organizzativo in cui operano le Corti d’Appello. Nell’era della digitalizzazione al cittadino è difficile comprendere come non si possa trasmettere, on line, una sentenza irrevocabile di carcerazione, pur deprecando la “carenza dei cancellieri”. Gli ispettori che certo il Ministro invierà a Torino, troveranno mai chi ha sbagliato?

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