19 marzo 2019 - Forlì, Cronaca

Dalla prostituzione al vino, l’autoriciclaggio del gruppo criminale italocinese

A capo dell’organizzazione c’è una 52enne cinese

Dall’Italia ad Hong Kong, il giro di denaro è stato davvero molto ampio: solo in un mese almeno 20mila euro.

 

Attività criminale italocinese: prostituzione e autoriciclaggio

I Carabinieri del Comando Provinciale di Forlì-Cesena hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 3 persone indagate a vario titolo per concorso in “sfruttamento della prostituzione”, “favoreggiamento della permanenza su territorio italiano di stranieri irregolari” e “autoriciclaggio”.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Forlì – dott. Messina – e condotta dai militari del Nucleo Investigativo da luglio 2018 allo scorso mese di febbraio ha consentito di smantellare un gruppo criminale composto da italiani e cinesi, attivi nella gestione di una ramificata e ben collaudata rete di “luoghi di prostituzione”, appartamenti e centri massaggi, a Forlì e Cesena.

 

Donne cinesi obbligate a prostituirsi da una coppia: lui italiano, lei cinese

L’indagine, partita da un’attività informativa svolta dai militari dell’Arma, ha consentito di accertare l’esistenza di un consolidato sistema che permetteva ai vertici del gruppo - una coppia composta da un italiano e una cinese, entrambi residenti a Forlì – di sfruttare diverse donne, tutte di nazionalità cinese e irregolari sul territorio nazionale, costringendole a svolgere attività di prostituzione in un centro massaggi del Forlì e in diversi appartamenti.

 

A capo del gruppo  criminale c’è una 52enne cinese, lei controllava tutto

Il vertice del gruppo criminale è una 52enne cinese che gestiva in prima persona l’organizzazione mediante pubblicazione di inserzioni pubblicitarie su riviste, quotidiani e siti internet specializzati, fino al contatto con i clienti e alla regolamentazione del loro accesso agli immobili dove le sue connazionali si prostituivano.

Inoltre, si preoccupava anche del sostentamento delle ragazze provvedendo a fornire loro il vitto, allo smaltimento dell’immondizia, effettuando in prima persona tutta una serie di operazioni “domestiche” delle quali le ragazze dedite alla prostituzione non si occupavano perché rimanevano all’interno dei locali senza mai uscirne per tutto l'arco della giornata.

 

Gli altri due complici

Il suo compagno, 55enne, forlivese, aveva il compito di recuperare il denaro provento della prostituzione e di custodirlo in attesa della consegna alla donna.

La terza destinataria della misura cautelare è una 46enne, anch’essa cinese, che collaborava strettamente con la coppia gestendo in prima persona il centro massaggi ove lei stessa e altre connazionali si prostituivano, però trattenendo per sé una parte degli incassi maggiore di quello lasciato alle altre meretrici.

Queste ultime venivano periodicamente spostate tra i vari immobili e successivamente sostituite con altre provenienti anche da altre province.

Nel corso delle indagini è stato accertato un volume di affari pari a circa 20mila euro mensili (ad es. nel solo mese di luglio 2018 sono state accertate 230 prestazioni).

 

L’autoriciclaggio: dalla prostituzione al vino

La particolarità di questa indagine è data dal fatto che è stato accertato il reimpiego dei proventi della prostituzione nel circuito economico lecito. Infatti, la coppia è risultata essere titolare di alcune società attive nel commercio internazionale di vini, aventi sede a Forlì e in Cina. Il meccanismo ideato era complesso quanto collaudato e funzionale alle attività criminali: il denaro guadagnato dalle prostitute, in euro, veniva convertito in yuan cinesi grazie alla collaborazione di altri sodali attraverso operazioni bancarie e scambio di denaro in contanti che venivano versati successivamente su conti correnti bancari facenti capo a una società con sede a Hong Kong. Denaro che rientrava successivamente in Italia attraverso conti correnti intestati a società italiane regolarmente attive, sotto forma di saldo di fatture (di importo compatibile con i proventi quotidiani dell’attività di prostituzione) o di aumenti di capitale sociale.

 

Sequestrati gli immobili

Nel corso degli accertamenti è emerso che la 52enne era anche l’intestataria dei contratti di locazione degli immobili ove le sue connazionali si prostituivano. Ciò ha permesso all’A.g. di emettere un decreto di sequestro preventivo delle due case di prostituzione individuate e ancora attive, un appartamento nei pressi di piazza della Vittoria e il centro massaggi - ufficialmente un “centro olistico” - nei pressi della piscina comunale.

 

Individuate altre quattro persone ritenute responsabili

Complessivamente, nell’ambito dell’indagine, oltre ai 3 destinatari della misura cautelare, sono state deferite in stato di libertà ulteriori 4 persone perché ritenute responsabili, a vario titolo, di “favoreggiamento della prostituzione” e “riciclaggio”.

Tra costoro figura la figlia della 52enne, che coadiuvava quest’ultima nella gestione dei conti correnti bancari, un italiano, 41enne, che si occupava della pubblicazione degli annunci pubblicitari su quotidiani e su internet, e una 23enne cinese, residente in provincia di Siena, che si prestava a convertire gli euro in yuan cinesi.

 

Fase esecutiva

L’esecuzione delle misure cautelari personali e reali ha visto il coinvolgimento di circa 30 Carabinieri del Comando Provinciale di Forlì-Cesena. Contestualmente sono state condotte diverse perquisizioni che hanno interessato alcuni appartamenti, il centro olistico e le sedi delle società coinvolte nelle operazioni di autoriciclaggio. È stata sequestrata documentazione contabile e amministrativa di interesse che verrà analizzata successivamente.

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