8 gennaio 2019 - Forlì, Politica

Decreto sicurezza e immigrazione, il presidente della regione Bonaccini contro Morrone

Il segretario Lega: "Battaglia ideologica. Il presidente della regione: "Studi meglio la Costituzione"

Botta e risposta tra il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e il segretario della Lega Emilia-Romagna Jacopo Morrone sul decreto sicurezza., in merito alla decisione della Giunta regionale di impugnarne alcune parti davanti alla Corte costituzionale. “Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini - afferma Morrone in una nota - crede di essere in un supermercato. Non vuole impugnare la legge sicurezza e immigrazione nella sua interezza, ma solo le parti che non gli aggradano ideologicamente. Un Bonaccini, dunque, che mette nel carrello quello che gli fa comodo e lascia negli scaffali il resto. Un modo davvero bizzarro di applicare una legge dello Stato da parte di un’Istituzione pubblica, come il presidente dell’Emilia-Romagna afferma di voler fare. E’ infatti paradossale che da un lato Bonaccini riconosca che la legge va applicata, ma che, nel contempo, persegua la strada avventurista dell’incostituzionalità”.

L’on. Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, boccia senza appello l’atteggiamento pregiudiziale assunto da Bonaccini, sulla scia di poche decine di primi cittadini del Pd o di area contigua, su circa ottomila sindaci italiani, che, “evidentemente, apprezzano le risorse e i nuovi poteri che la legge assegna loro”. “Se poi le parole hanno un significato - continua Morrone - è davvero difficile districarsi nei contorsionismi verbali di Bonaccini. Egli afferma infatti che la ‘battaglia politica va fatta nelle sedi istituzionali preposte’. Ma quali sarebbero queste sedi? Non ci sembra che la sua personalissima battaglia politica avvenga in un ‘sede preposta’ e ‘appropriata’ e non possiamo dargli torto quando afferma che il suo compito sarebbe quello di governare al meglio l’Emilia-Romagna. Sarebbe, appunto, perché in tema di sicurezza e immigrazione, nell’ambito delle competenze regionali, ha davvero sbagliato tutto. L’auspicio è che Bonaccini si assuma in pieno la responsabilità della sua velleitaria disubbidienza istituzionale nei confronti di una legge avversata solo per motivi pretestuosi e veda bene di rassegnare le dimissioni dalla carica di presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Ci si aspetta, infatti, che chi ricopre quel ruolo super partes dia garanzie a tutti i componenti di una equilibrata autorevolezza istituzionale. Ci sembra, al contrario, che Bonaccini, in perenne campagna elettorale, stia facendo una battaglia di retroguardia antigovernativa, dove Le contrarietà sulla legge sono solo un pretesto.”

La replica di Bonaccini

“Vorrei informare Jacopo Morrone che impugnare una legge in alcune parti anziché nella sua interezza non è un vezzo ideologico, ma quanto prevede il nostro ordinamento, laddove riconosce alle Regioni la potestà di sollevare davanti alla Consulta un conflitto di competenze su provvedimenti dello Stato. Perché il ricorso sia pertinente e quindi ammissibile è infatti necessario che le Regioni si attivino per tutelare le proprie competenze costituzionali e non la più generale legittimità di un provvedimento. Quindi, quel che Morrone giudica bizzarro è quanto dispone la legge italiana e la giurisprudenza costituzionale”. “Non pago- prosegue Bonaccini-, Morrone mi rimprovera poi di sostenere che una legge possa essere al tempo stesso rispettata (nel senso di applicata) e impugnata davanti alla Consulta. Eppure, queste sono le fondamenta del nostro ordinamento costituzionale, nonché principi base delle liberaldemocrazie. La legge si rispetta e, se la si ritiene illegittima, la si impugna dinanzi alla Corte costituzionale. A Morrone potrà apparire strano ma funziona così in tutti i Paesi democratici. In questa polemica stucchevole, a voler esser franchi, l’unica cosa davvero curiosa è che Jacopo Morrone sia (e per giunta contemporaneamente) avvocato, parlamentare e sottosegretario alla Giustizia: ciascuno di questi ruoli presupporrebbe di per sé, e tutti e tre insieme a maggior ragione, un minimo di confidenza col diritto”. Infine, “Morrone mi invita a dimettermi da presidente della Conferenza delle Regioni perché non sarei super partes. Si dà il caso, piaccia o meno a Morrone- chiude Bonaccini- che a stabilire chi debba rappresentare le Regioni siano le Regioni stesse e non il Governo. Curioso strafalcione, anche questo da parte di un esponente della Lega”.

 

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