2 gennaio 2019 - Forlì, Cultura, Società

Nuova luce per "Milleluci"

Dopo decine di anni il luogo simbolo di Santa Sofia tornerà a brillare (e ad accogliere il pubblico)

SANTA SOFIA - Il 2018 a santa Sofia si è chiuso con una bella notizia: lo scorso 31 dicembre, infatti, è stata pubblicata la graduatoria definitiva del bando del Gal “L'Altra Romagna” sull'azione 7.4.02, rivolto agli enti locali e destinato a "strutture per servizi pubblici".

 

Un bando aperto da dicembre 2017 a giugno 2018, a cui il comune di Santa Sofia, dopo confronti tra amministrazione comunale, associazioni e cittadini, partecipò presentando domanda per il restyling della sala "Milleluci", luogo simbolo per il comune bidentino.

“Ancora una volta ci siamo mossi in sinergia con le associazioni di volontariato, specie con la Pro Loco Santa Sofia che ha redatto e donato all'amministrazione – e quindi alla comunità – il progetto per la risistemazione della Milleluci”, dice il Sindaco Daniele Valbonesi.

 

Ora, l'idea di dare nuova vita alla Milleluci si sta per trasformare in realtà: la graduatoria appena uscita trova al suo interno la richiesta del comune di Santa Sofia e, quindi, un finanziamento ammesso di 120.000 €, a cui si aggiungono 35.000 € finanziati sempre nel corso del 2018 dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì: un totale che consentirà di rendere agibile la sala "Milleluci" dopo decine di anni.

 

“Non nascondiamo una grande soddisfazione - dichiara il sindaco - per il finanziamento ottenuto. La Milleluci non è un luogo qualsiasi, ma un simbolo per Santa Sofia, per il modo in cui è nata negli anni '50 e per quello che ha rappresentato fino agli inizi degli anni '80.

Ora dovremo affrontare l'ultima fase progettuale ed eseguire i lavori nell'arco di 12-18 mesi ma, soprattutto, dovremo ragionare su come utilizzarla e cosa fare in uno spazio che ha grandi potenzialità, posizionato com'è lungo il nostro "giardino", il parco fluviale lungo il Bidente.

Io penso che Santa Sofia debba mettere la Milleluci a disposizione delle giovani generazioni, di chi ha 20 anni – conclude Valbonesi. Sono loro che dovranno, coinvolgendo associazioni, attività private e chiunque ritengano utile, riprendere le fila della storia e raccogliere l'eredità dei numerosi ragazzi che, nel dopoguerra, manifestarono tanta voglia di ripartire!”

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