10 dicembre 2018 - Forlì, Agenda, Spettacoli

"Il Misantropo" in scena al teatro "Dragoni" di Meldola

Il testo di Molière portato in scena dalla Factory Compagnia Transadriatica

Martedì 11 dicembre alle ore 21 il Teatro Dragoni di Meldola ospiterà lo spettacolo Il Misantropo, rilettura contemporanea del testo classico di Molière portato in scena dalla Factory Compagnia Transadriatica con la regia di Tonio De Nitto e l’adattamento di Francesco Niccolini.

La pièce è realizzata in co-produzione con Accademia Perduta/Romagna Teatri. La tournée romagnola dello spettacolo proseguirà la sera successiva, mercoledì 12 dicembre alle ore 21 al Teatro Masini di Faenza.

Dopo le esplorazioni shakespeariane, attraverso Molière provo a raccontare la società in cui viviamo che stranamente non sembra molto diversa da allora. Il Misantropo, quanto mai attuale, è un testo che dopo tanta civetteria arriva stretto come un nodo alla gola, sembra un quadro perfetto del momento che stiamo vivendo, la disillusione verso un mondo non meritocratico, dove la soluzione è sempre nel compromesso o nella totale evasione dalla legalità. Sentirsi un extraterrestre perché non allineato, uno stupido perché onesto, un cinico perché non interessato al clamore del mondo, un algido perché il cuore non saltella ad ogni minima occasione.

Alceste non respinge ma è respinto da una società in cui non si riconosce, da un amore che non sa scegliere, da processi in cui è chiamato in ballo senza alcun motivo, non uno contro tutti, ma tutti contro uno.

Proseguo in questo modo il mio personale racconto degli ultimi, siano essi bisbetici, anatroccoli o misantropi, lo faccio con la compagnia d’attori con cui in questi anni abbiamo costruito assieme un percorso, con generosità, talento, rigore, utopie, disillusioni. (Tonio De Nitto)

 

Alceste è un uomo integro, di sicuro un po’ rigido: non vuole mentire e non vuole essere accomodante in cambio di favori e falsi complimenti dalla corte di nani e ballerine che lo circonda e che vive di menzogne, spintarelle, amicizie di comodo. Come se questa etica ferrea non gli creasse abbastanza problemi, soffre pure la disgrazia di essere perdutamente innamorato della donna più bella, corteggiata e capricciosa della città, Selimene la velenosa: giovane e bella, con un milione di uomini intorno che appena lei apre bocca, respira, sospira o prende un tè, le piombano intorno, pronti a gridarle il loro infinito piacere di starle accanto, sfiorarla e corteggiarla. Bulimica di adoratori, Selimene non si accontenta dell’amore sincero di Alceste: vuole la devozione di tutti. E Alceste, tutto ciò proprio non lo sopporta.

Scontento, irritabile, solitario, ha tutti contro. Tutti, tranne due solidi amici, molto diversi tra di loro: una ragazza serena, inutilmente innamorata di lui, e Filinto, il personaggio più misterioso e complesso di questa storia. Ha l’aria del bonaccione, perfettamente consapevole del “mondaccio” in cui vive, sufficientemente lucido per sopravvivere senza illusioni ma senza patirne le conseguenze, con una dose di ipocrisia moderata e condita dal sorriso amaro di chi sa che qualche compromesso è indispensabile. Per questo Alceste si infuria con lui, ma tutto sommato i due sono amici, per quanto Alceste lo accusi per tutto il primo atto delle peggiori abiezioni. Ma Filinto sorride e non lo abbandona mai.

In questo mondo di falsi amici tutto è pubblica schermaglia, carezze avvelenate e coltellate nascoste sotto i sorrisi: ogni complimento ha un secondo fine e serve a ottenere qualcosa, che sia un favore da nulla, un posto di lavoro o un trattamento speciale al prossimo concorso. A mano a mano che sprofondiamo in questo universo, è evidente che siamo finiti molto vicini all’assurdo mondo di Joseph K. e del Processo di Kafka: anche qui il nostro povero stupido ingenuo autolesionista Alceste subisce un misterioso processo. E tutti lo avvertono, proprio come fanno con Joseph K.: se non interviene secondo le vigenti regole della giustizia, il processo lui lo perderà, anche se non ha commesso nulla. Ma non è la colpa, il problema: l’inaccettabile errore è non farsi amici i giudici, non frequentare le loro case, non sorridere prostrato e compiacente, non diventare parte del popolo adorante e falso.

E dunque cosa può accadere al severo Alceste se non coprirsi di ridicolo e uscire tristemente sconfitto da ogni scontro? E purtroppo non c’è aggettivo più adeguato di ridicolo. Tutti ridono di lui, anche noi, perché la sua onestà non ha senso e porta con sé un peso totalmente inutile e ingiustificato, data la legalizzata falsità del tutto. Forse per questo Alceste mi piace tanto: don Chisciotte francese, spirito libero, capace di grande amore e di scelte difficili pur senza essere un uomo perfetto. Anzi. Esattamente come Molière, drammaturgo commediografo e attore, casinaro, pasticcione, innamorato geloso, ipocondriaco, malinconico e nevrastenico, ma come nessun altro capace di dipingere la ferocia del suo e del nostro tempo. Capace di perdere tutte le battaglie, ma sempre a testa alta. Per quel poco che possa servire, camminare a testa alta, in un mondo in cui tutti – la testa – la tengono bassa per leccar scarpe di piccoli viscidi feudatari o per mettere il milionesimo like sul loro telefonino. (Francesco Niccolini)

 

Biglietti: da 8 a 19 €

Prevendita e prenotazioni telefoniche (0543 490089 – 0543 64300): sabato 1 dicembre dalle ore 9 alle ore 12 presso il Botteghino del Teatro Dragoni e da lunedì 3 dicembre (negli stessi orari, festivi esclusi) presso gli uffici del Teatro Il Piccolo di Forlì (via Cerchia, 98).

Prevendite on line: www.vivaticket.it

Info: 0543/490089 – 0543/64300 e www.accademiaperduta.it

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