4 dicembre 2018 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - Abusivismo, quando la soluzione viene da lettori e direttore del giornale

Perché in genere la stampa se ne occupa solo in occasione di condoni o alluvioni

Quasi fosse un fenomeno carsico, alluvione dopo alluvione ritornano all’onore delle cronache, solo per pochi giorni ovviamente, il tema delle costruzioni abusive, vuoi per come sono state costruite, vuoi dove sono state costruite e i danni che hanno contribuito a provocare. L’argomento poi scompare per riapparire in occasione della successiva alluvione. A onor del vero delle costruzioni abusive la stampa se ne occupa, tecnicamente, anche in occasione dei condoni. Si tratta delle periodiche leggi che consentono miracolosamente di rendere lecito l’abuso, versando modeste somme al Comune magari invocando “l’abuso di necessità”, alla faccia del cittadino che costruisce rispettando quanto la Legge prescrive.

I nove morti della villa abusiva di Casteldaccia per l’esondazione del fiume Milicia di sabato 3 novembre hanno fatto sì che dalla cronaca si sia passati alla proposta. Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, rispondendo a un lettore che chiedeva se non fosse il caso che l’abbattimento degli edifici abusivi non rimanesse nell’ambito locale ma fosse demandata a un ente statale, lunedì 12 novembre sotto il titolo “Non lasciamo ai sindaci la lotta all’abusivismo” ha scritto: “Il compito di eseguire le demolizioni dovrebbe essere affidato allo Stato centrale e a funzionari che non devono cercare voti per farsi rieleggere o per fare carriera politica. Che abbiano alle loro spalle tutto il sostegno delle forze di polizia per fronteggiare minacce, ricatti e vendette.”

Vale forse la pena di osservare come la condivisibile proposta del direttore Fontana fosse stata anticipata proprio da un lettore del Corriere della Sera; è stata infatti pubblicata il 17 agosto 2017 la lettera di Franco Splendorini che sotto il titolo “Abusivismo una proposta”, suggeriva di conferire l’incarico di “smantellamento all’Arma del Genio militare dell’Esercito e ciò con oneri ridotti a carico della collettività, superando l’ostacolo del rifiuto delle ditte private che temono ritorsioni o sabotaggi nell’esecuzione dei relativi appalti”.

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