21 novembre 2018 - Forlì, Cesena, Politica, Società

Sede unica a Cesena dell'Agenzia mobilità romagnola? La Lega non ci sta

Duro attacco del consigliere regionale Massimiliano Pompignoli: "Preservare competenze e tecnici per un contatto diretto con il territorio"

CESENA - La creazione di una sede unica dell'Agenzia mobilità romagnola (Amr) a Cesena osteggiata dalla Lega nord. È infatti di oggi l'interrogazione depositata da Massimiliano Pompignoli che chiede alla Giunta se intenda "scongiurare" questa ipotesi in modo tale da "preservare le competenze dei tecnici e garantire loro un contatto diretto con il territorio", ritenuto dal leghista "indispensabile per la pianificazione e la programmazione di un servizio di qualità che soddisfi gli utenti".

 

L'Amr è nata dalla fusione delle tre Agenzie di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena. Proprio a Cesena ha fissato la propria sede legale e a breve verranno trasferiti tutti i dipendenti attualmente dislocati nelle strutture operative di Forlì, Rimini e Ravenna. "Per raggiungere la nuova sede- analizza Pompignoli- ciascun dipendente impiegherà, con la propria auto, un tempo medio di due ore per una distanza di percorrenza pari a circa 80 chilometri e costi di consumo di circa 200 euro al mese. Con questa ipotesi- commenta l'esponente del Carroccio- buona parte dell’orario lavorativo dei tecnici verrà ‘sprecato’ nei trasferimenti necessari per prendere servizio nei rispettivi bacini di competenza, per poi rientrare nella sede centrale di Cesena". E aggiunge: "Operando da Cesena, i tecnici di incontreranno maggiori difficoltà nel supporto e nella collaborazione con le amministrazioni locali per la gestione della mobilità cittadina".

 

Per questo Pompignoli domanda quali siano le "ragioni tecniche, organizzative ed economiche a monte di questa ipotesi", per quale motivo "non sia stata valutata una soluzione diversa" e per quali ragioni sia stata "scartata l’ipotesi di creare un’unica sede legale a Cesena a cui affiancare i presidi operativi di Forlì, Ravenna e Rimini".

Il leghista fa un ulteriore passo in avanti e invita l'esecutivo a valutare "le ricadute di questa decisione sotto il profilo occupazionale, se le condivida e se non manifesti preoccupazione non solo per il futuro dei dipendenti ma anche per il mantenimento della qualità del servizio di trasporto pubblico urbano".

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