13 novembre 2018 - Forlì, Cronaca

Lo Stelloncino - I giovani e il lavoro

Non sono più disposti a trasferirsi

L’ISTAT ha rilevato come nel mese di settembre il tasso di disoccupazione sia salito al 10,1 % mentre quello riferito ai giovani della classe d’età 15-24 anni è balzato al 31,6. Nel frattempo nel laborioso nord est le aziende in sviluppo non riescono a completare gli organici.

Bepi Covre, già sindaco di Oderzo e successivamente deputato leghista, proprietario di una azienda  che produce tavoli e sedie con 250 dipendenti, in una recente intervista ha dichiarato che dopo il decreto dignità cercava 40 operai. Pur offrendo contratto a tempo indeterminato e una “retribuzione iniziale intorno ai 1.300 o addirittura 1.500 euro”, dalla zona è riuscito ad assumerne solo una decina. Per gli altri trenta è ricorso a rumeni, moldavi, indiani, bosniaci, africani: “Residenti in Italia, magari nati in Italia, scolarizzati in Italia. Gente che non fa problemi a spostarsi e andar a lavorare dove c’è il lavoro”.

Alla domanda: meridionali niente? Risponde: “Zero. Solo uno, Piero viene da Norcia, aveva perso il lavoro a causa del terremoto. L’ho assunto e son contento. Come è contento lui” [Norcia, provincia di Perugia, meridione? n.d.r.] .

 

Dove c’è il lavoro non si trovano giovani meridionali disposti a trasferirsi. Alla fine dell’intervista sospirando conclude: “Non so come andrà a finire col reddito di cittadinanza. Mah... ".

Luigi Grasso, piccolo imprenditore siciliano, in proposito ha idee chiarissime. Scrive infatti: “Il reddito di cittadinanza e il condono senza un sistema di controlli vanno contro il valore del lavoro e sono uno schiaffo ai nostri sacrifici. La cultura dei furbi continua a farla da padrone e la politica che si dichiara espressione degli onesti favorirà i disonesti. Imprenditori senza scrupoli imporranno di lavorare per pochi soldi in nero (tanto c’è una base mensile assicurata). Altro che produttività e innovazione!

L’azienda di Luigi Grasso da 30 anni fa lavorare giovani di un territorio in crisi, il sud est siciliano. La gestione è basata su principi etici: “Non diamo lavoro in nero, gli stipendi non sono alti ma si pagano entro il 10 di ogni mese, non diamo tangenti per ottenere commesse”.

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