8 novembre 2018 - Forlì, Cronaca, Società

Riforma diritto di famiglia, protesta delle donne contro il ddl Pillon

"No alla mediazione obbligatoria"

Il Tavolo Permanente delle Associazioni contro la violenza alle donne e 24 Associazioni e gruppi sindacali e politici di Forlì aderiscono alla manifestazione nazionale lanciata da Di.Re Rete delle donne contro la violenza per  contrastare una riforma del diritto di famiglia contro i minori e contro le donne. "Per questo saremo in Piazza Saffi, come in altre 100 piazze d’Italia il 10 novembre per dire no alla mediazione obbligatoria perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza." Forlì24ore sta affrontando questo argomento con una rubrica mensile dedicata.

"Nella proposta Pillon - si legge in una nota - l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal partner violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.

 

Il comitato dice "no all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, e all’espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli. Ed è no al mantenimento diretto perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera. Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano. La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore".

 

"No anche al piano al piano genitoriale perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il Ddl Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto. No all’introduzione del concetto di alienazione parentale

proposto dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. E conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.

Le Associazioni e gruppi forlivesi aderenti invitano a una mobilitazione generale che coinvolga donne e uomini  per ripristinare l’ agibilità democratica e contrastare la negazione dei diritti e delle libertà, a partire da quella delle donne, che il ddl Pillon vorrebbe imporre."

 

 

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