23 ottobre 2018 - Forlì, Agenda, Spettacoli

Su il sipario al teatro "Diego Fabbri", si inizia con "Filumena Marturano"

Mariangela D'Abbraccio protagonista del testo di Eduardo De Filippo

Sipario sulla nuova Stagione del Teatro Diego Fabbri di Forlì. Da giovedì 25 a sabato 27 ottobre alle ore 21 e domenica 28 ottobre alle ore 16 Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses saranno protagonisti del palcoscenico con Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, con la regia di Liliana Cavani. Filumena Marturano – forse la commedia italiana del dopoguerra più conosciuta e rappresentata all’estero – ha un ruolo centrale nella produzione di Eduardo De Filippo, collocandosi tra i primi testi di quella Cantata dei giorni dispari che, a partire da Napoli milionaria, raccoglie le opere più complesse e problematiche in cui si riversano i drammi, le ansie e le speranze di un Paese e di un popolo sconvolti dalla guerra. Nel dramma di Filumena, che rifiuta di rivelare all’amante quale dei tre figli da lei messi al mondo sia suo, De Filippo dichiarava di aver inteso rappresentare un’allegoria dell’Italia lacerata e in larga misura depauperata anche moralmente, e prefigurarne la dignità e la volontà di riscatto.

 

Incontro con gli Artisti: gli interpreti dello spettacolo incontreranno il pubblico sabato 27 ottobre alle ore 18 presso il Ridotto del Teatro Diego Fabbri (l’ingresso all’incontro è gratuito).

 

Secondo la più lunga, meticolosa e bella didascalia mai scritta da Eduardo, la più celebre eroina del suo teatro appare in scena, mentre le ultime luci del giorno dileguano. È in piedi sulla soglia della camera da letto, le braccia conserte in atto di sfida; in camicia da notte, piedi nudi nelle pantofole scendiletto, capelli in disordine, con qualche filo grigio che denuncia tutti i suoi quarantotto anni e un “atteggiamento da belva ferita, pronta a spiccare il salto sull’avversario”. Domenico Soriano è nell’angolo opposto della stanza e del palcoscenico, come in un ideale ring di pugilato. È un bel cinquantenne solido e gioviale, che s’è goduto la vita grazie ai soldi della pasticceria lasciatagli dal padre. Da giovanotto lo chiamavano don Mimì ed era famoso per i cavalli, le donne e i capricci. Ora se ne sta lì, pantaloni e giacca di pigiama sommariamente abbottonati, “pallido e convulso di fronte a Filumena, a quella donna ‘da niente’ che per tanti anni è stata trattata da lui quasi come una schiava e che ora lo tiene in pugno”.

Domenico è furente perché Filumena, una ex prostituta che da anni vive con lui come la più paziente e sottomessa delle mogli, è riuscita a strappargli un matrimonio, facendogli credere che era in punto di morte. Poi, dopo quelle nozze in articulo mortis, era balzata dal letto, guaritissima e ferocemente soddisfatta di aver ripreso il suo posto legittimo nella casa che per tanti anni aveva contribuito a far prosperare. A quello stratagemma estremo s’era risolta perché, dopo mille avventure da lei sopportate in silenzio, il suo uomo voleva ora darle il benservito, per sposare una ragazza di vent’anni. E non era tutto, perché con una sorprendente rivelazione aveva raccontato di avere tre figli segreti, già grandi, e per giunta cresciuti a balia grazie ai denari rubati a Soriano. Questi va su tutte le furie, dichiara che il matrimonio gli è stato carpito con l’inganno e ne ottiene l’annullamento. Allora l’indomabile Filumena ripiega su un altro più sottile espediente: uno dei tre giovanotti è figlio di Domenico. Quale? La donna lascia la casa portandosi via il segreto. Domenico, attanagliato dalla più angosciosa curiosità, la supplica di rivelargli la verità; ma intanto riscopre tutte le qualità umane di quella donna. E per non lasciarsi sfuggire il figlio, acconsente a liberarsi della fidanzata, a sposare – questa volta davvero – Filumena e a prendersi in casa i tre giovani. Ma nemmeno diventata moglie Filumena svelerà il segreto. Madre di tutti e tre, non accetterà che uno di loro goda di qualche privilegio. Così, alla fine, Domenico li accetterà tutti serenamente ripetendo le parole di lei: “e figlie so’ ffiglie… E so’ tutte eguale… Hai ragione Filume’, hai ragione tu!”

(Maurizio Giammusso da Vita di Eduardo, Edizioni Minimun Fax)

 

Biglietti: da 14 a 25 €

Prevendite: da sabato 20 presso la Biglietteria diurna del Teatro Diego Fabbri (via Dall’Aste).

Orari: martedi – sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Nei giorni di spettacolo la Biglietteria di Corso Diaz aprirà un’ora prima dell’inizio delle rappresentazioni.

Prenotazioni telefoniche (0543 26355): da martedì 23 ottobre tutti i giorni feriali dalle ore 11 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 19.

Prevendite online da domenica 21 ottobre su vivaticket.it

Info: 0543 26355 - www.accademiaperduta.it

Facebook: teatrodiegofabbriforli - accademiaperduta

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