22 ottobre 2018 - Forlì, Cronaca

San Mercuriale, presentati i risultati sullo studio preliminare

Era alto 1 metro e 60 cm circa e soffriva di osteoporosi. Tra qualche mese i risultati sulle analisi genetiche e sulla datazione

Presentati domenica, nell'Abbazia di San Mercuriale, i risultati preliminari sullo studio delle reliquie del Santo patrono di Forlì. Il progetto, iniziato con la "ricognizione canonica" nasce grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell' iniziativa il gruppo Ausl Romagna Cultura, il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Bologna - sede di Ravenna e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, particolarmente attivo su attività di valorizzazione e tutela della città di Forlì, che si è dimostrato immediatamente sensibile all’importante iniziativa.

"L’opportunità di procedere ad una ricognizione dei resti mortali di san Mercuriale è stata fornita dalla necessità di verificare lo stato di conservazione delle ossa, conservate da circa 18 anni in un contenitore ligneo che, per sua specifica caratteristica strutturale, non poteva rappresentare una collocazione ottimale - spiega il Dott. Mirko Traversari, Antropologo fisico e Paleopatologo -In occasione della ricognizione, è stata ritrovata una buona rappresentatività dell’intero scheletro, con limitate lacune peraltro già registrate nel corso delle passate ricognizioni. L’analisi del contenitore ligneo ha confermato i dubbi alla base dell’intera analisi: numerose cavitazioni e veri e propri resti di insetti, hanno infatti mostrato che l’interno dell’urna era stato colonizzato e permaneva un pericoloso collegamento tra l’esterno e le ossa del Santo. Le ossa sono state restaurate a secco, eliminando interventi incongrui dovuti a passati interventi che, avendo usato materiali igroscopici, potevano rappresentare anch’essi un rischio per la corretta conservazione dei resti. Successivamente sono stati stabilizzati alcuni elementi ossei che sono andati incontro a rotture postmortali, tramite l’utilizzo di colle reversibili come i moderni standard conservativi richiedono."

 

Reliquia digitale

"Prima di procedere con i vari microprelievi da destinare alle indagini genetiche, atomiche e microbiologiche, i resti sono stati sottoposti a TAC total body per lo studio di dettaglio di ogni singolo distretto - prosegue il dottor Enrico Petrella, Medico Radiologo dell'ospedale di Forlì - il set di immagini acquisite rappresenta inoltre una sorta di reliquia digitale che garantirà la conservazione virtuale dei resti osteologici, potendo inoltre fornire potenzialità future circa la riproducibilità 3D di ogni singolo osso del corpo del Santo."

"Una volta completate queste necessarie fasi preliminari - chiarisce il dottor Traversari - i resti sono stati sottoposti ad analisi autoptica diretta per meglio delineare il profilo biologico, paleopatologico ed occupazionale. Mercuriale uomo, era alto poco meno di 1,60 metri, di corporatura non particolarmente robusta, anche se segnato da ripetuti impegni muscoloscheletrici probabilmente legati ad attività abituali quali la deambulazione ed il trasporto di grevi. Soffriva di osteoporosi e aveva forse qualche fastidio al cingolo scapolare; avendo il setto nasale deviato, non è improbabile che soffrisse di sinusite cronica. Non ci sono segni riconducibili ad eventi traumatici e certamente non è morto per strangolamento, essendosi conservato intatto l’osso ioide.I risultati delle indagini genetiche, saranno determinanti per poter procedere con le successive analisi e per sciogliere alcuni dubbi di natura diagnostica, legati ad alcuni quadri patologici al momento solo ipotizzati."

 

Durante la presentazione dei risultati, è stato presentato anche il nuovo reliquiario che ospiterà i resti di San Mercuriale, opera del Laboratorio Marmi di Franco Spagnoli di Carrara (MS) e dono del Lions Club “Terre di Romagna” di Forli

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