6 luglio 2018 - Forlì, Politica

Gaffe del sottosegretario leghista Morrone: "Via le correnti di sinistra dalla magistratura"

Bufera a pochi giorni dall'elezione dei togati

Gaffe del sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone: "Via le correnti di sinistra dalla magistratura, il mio partito ha una questione aperta con questi giudici”. Dopo poche ore si corregge: "Uscita infelice".

 

“Voi sapete a che partito appartengo, cioè la Lega, e mi auguro che la magistratura si liberi dalle correnti, in particolare che si liberi di quelle di sinistra”, afferma Morrone ad un corso di formazione a cui era stato invitato in veste istituzionale.

La dichiarazione dell'avvocato forlivese ha scatenato una bufera nel mondo giudiziario a soli due giorni dalle elezioni dei togati per il Csm e dopo la dura polemica tra lo stesso Salvini e le toghe per la sentenza della Cassazione.

 

Le proteste dei membri dell'autogoverno della magistratura giungono presto al vice presidente Legnini, che, chiamando in causa il Guardasigilli Bonafede, afferma: "Le parole del sottosegretario della Lega non possono essere né condivise né accettate. La libertà di associazione è riconosciuta dalla Costituzione a tutti i cittadini e ovviamente anche ai magistrati". Da Bonafede non giunge risposta, ma Morrone sembra costretto a fare una dichiarazione e spiega: "In magistratura non ci sono correnti migliori di altre. E le mie parole pronunciate questa mattina al Csm sono un’opinione personale che non rappresenta la posizione del ministro Bonafede. In questo senso ho avuto un'uscita irruente e infelice rispetto al contesto e alla rappresentanza". Poi prosegue: "Rivendico comunque la posizione politica, la Lega ha sempre criticato le correnti in magistratura perché portano alle storture che sono emerse e a più riprese denunciate in diversi anni. Non era mia intenzione sostituirmi al ministro di cui stimo e rispetto la posizione. Così come rispetto la stragrande maggioranza della magistratura che porta avanti la propria missione con abnegazione e imparzialità".

 

Una dichiarazione che suona più come un'ammissione di colpa che una rivendicazione dei propri ideali.

 

Interviene sulla vicenda anche il parlamentare locale del PD Marco Di Maio che scrive: "

Capisco l’inesperienza e la difficoltà di chi, senza aver mai fatto nemmeno un giorno di consiglio comunale, si trova improvvisamente al Governo; ci sta. Tuttavia le istituzioni sono di tutti e non di una parte, specialmente se si tratta del Consiglio superiore della magistratura.

La separazione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario è un pilastro di quella Costituzione su cui ministri, vice ministri e sottosegretari giurano prima di assumere il ruolo. Forse rileggerla può aiutare ad evitare brutte figure."

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