8 dicembre 2017 - Forlì, Politica, Società

Cinema Apollo, per i Verdi non c'è stata trasparenza da parte del Comune

"Speriamo in un intervento della Soprintendenza

La questione dell'ex cinema teatro Apollo e del cambio della sua destinaazione d'uso continua a tenere banco a Forlì e giovedì sono intervenuti i Verdi.

"Desideriamo fare chiarezza su alcuni aspetti incontrovertibili di una vicenda poco onorevole per chi l'ha promossa senza informarne nessuno e adottando procedure prive di trasparenza.

Il fatto è divenuto noto perché ce ne siamo accorti noi Verdi e questa decisione voluta dall'assessora ha suscitato un grande clamore: la stragrande maggioranza dei cittadini vuole che L'ULTIMO CINEMA RIMASTO in città e sfuggito alla speculazione generosamente favorita dalle amministrazioni che si sono susseguite restitale e venga conservato perché è un pezzo della loro identità e della loro memeoria.

Gli altri cinema scomparsi sono l'altra sala dell'Apollo, l'Esperia, il Mazzini, l'Odeon. Resta solo L'Apollo. L'altra sala dell'Apollo è stata trasformata in negozio e uffici recentemente, manomettendo il precedente edificio per consentire un investimento immobiliare.

 

La decisione di consentire che il Cinema Apollo potesse diventare altro, centro commerciale, residenza, uffici o qualcun'altra delle decine di destinazioni d'uso consentite non era conosciuta né dai consiglieri comunali né dai membri di giunta. Infatti nella convocazione della commissione consiliare del 30 novembre , 5 giorni prima del consiglio NON SONO ALLEGATI NE' LA DELIBERA NE' LE CARTE E LE OSSERVAZIONE E TUTTO IL RESTO CHE COMPONEVA LE OLTRE 600 PAGINE DEL PROVVEDIMENTO. 

 

Le illustrazioni fatte in Commissione e in Giunta sono state assolutamente sommarie e generiche, nessuno ha spiegato l'affare Apollo. Basta chiedere a consiglieri e assessori, a cominciare dall'assessore Giovannetti.

L'affare è stato combinato in assoluta assenza di trasparenza e con una procedura da furbetti: la delibera riguardava infatti  il regiolamento urbanistico ed edilizio dell'unione" e quindi di tutti e 15 i comuni del forlivese, si trattava di regole, articoli, commi, definizioni, distanze e simili.

 

Però alcuni bene informati nei 60  giorni dalla pubblicazione della delibera di adozione hanno invece  presentato osservazioni alla cartografia che nulla aveva a che fare con gli articoli, commi, definizioni, distanze e simili, proponendo cambi di destinazione d'uso, ampliamenti , varianti urbanistiche ecc. variamente motivate.

 

Fra questi anche quella dell'Apollo il cui NOME NON SI FA IN NESSUNA DELLE 600 PAGINE: solo chi conosce bene le cartografie e le simbologie di piano regolatore può comprendere di cosa si tratti.

Se la proposta fosse stata pubblicata fin dall'inizio immagino che le centinaia di cittadini che ora protestano avrebbero presentato loro delle osservazioni per manifestare la loro contrarietà alla trasformazione e alla perdita dell'ultimo cinema e all'impoverimento culturale della città.

 

Ma l'operazione doveva passare sotto silenzio, meglio non fare sapere. Questa la ragione della modalità di approvazione adottata, portando la variante direttamente alla approvazione, tenendo tutti all'oscuro, magari mostrando velocemente qualche generica slide che parlava di come si è semplificata la vita dei tecnici con il nuovo monumentale regolamento, purtroppo sterminato e incomprensibile. Alla faccia della semplificazione. 

 

L'assessora dice che l'accoglimento della richiesta di variante era dovuto  nulla di più falso. Lo spieghi a quelle decine di persone che come per l'Apollo hanno presentato domanda e che hanno invece ricevuto un diniego. 

Nei suoi goffi tentativi di cercare di discolparsi ci racconta che l'edificio potrà essere solo restaurato e che le colonne resteranno. E chi se ne frega delle modalità di intervento, anche se sul modo in cui si autorizzano i restauri a Forlì c'è molto da discutere. Si pensi all'ex Cassa dei Risparmi sventrata letteralmente per farci Eataly dentro o l'ex Gil che ha visto cementare addirittura la piscina interna  Tutti poi ricordano il progetto Sacripanti che sventrava il San Domenico: quello per il Comune era addirittura "restauro scientifico".

 

Ai forlivesi interessa che venga conservato un cinema teatro. Al Comune, semmai, il compito di favorire la sua rimessa in funzione, il sostegno nella ricerca di finanziamenti, la individuazione di modalità di una gestione che ne consenta una fruizione come cinema teatro.

Per questo ci auguriamo che la Soprintendenza, tenendo conto di quanto prevede espressamente l'art. 8 della legge sul Cinema, la 220 del 2016, sottoponga immediatamente a vincolo "per interesse culturale molto importante di cui all'art.10, comma 3, lettera d9 del codice dei BBCC" il cinema Apollo di Forlì.

 

Inutile chiedersi perché una tale richiesta non l'abbia fatta lo stesso Comune di Forlì, dal momento che il comma 2 del medesimo articolo 8 stabilisce che "... i comuni concorrono nel conseguimento delle finalità del presente articolo il cui titolo è "Valorizzazione delle sale cinematografiche". Infine vorremmo sapere chi è il signore che ha presentato l'osservazione e in quale delle seguenti categorie rientri, dal momento che esse sono quelle codificate nella scheda che è obbligatorio compilare quando si fanno osservazioni".

 

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