17 novembre 2017 - Forlì, Società

Culinaria e calcinacci

Lo strano legame tra gli istituti alberghieri e i problemi strutturali

FORLIMPOPOLI - La notizia dei controsoffitti pericolanti dell’Istituto Alberghiero di Forlimpopoli non può non suscitare stupore e rabbia. E’ facile in questi casi farsi prendere Ia mano: le scuole, gli edifici che accolgono i nostri ragazzi, che sono il nostro futuro, dovrebbero essere tra i luoghi più sicuri al mondo; purtroppo così pare non essere. Andando a spulciare qua e là sul web abbiamo notato una curiosa sequenzialità. Ora, prendendo in prestito le parole di Agatha Christie, “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, abbiamo individuato un curioso filo rosso che lega i cedimenti strutturali e gli istituti alberghieri.

Sia chiaro, non c’è nessuna connessione legata a responsabilità di alcun tipo, ma la curiosa analogia ci porta a fare qualche considerazione in più sull’argomento.

 

Quello di Forlimpopoli non è un caso isolato: sul territorio nazionale rimanendo concentrati solo sugli istituti alberghieri questo è il terzo caso registrato. L’11 gennaio 2017 ad Arma di Taggia, in Liguria, crolla l’intonaco in aula informatica dell’istituto alberghiero Ruffini-Aicardi. Il 19 marzo e il 29 settembre a Viareggio, in Toscana, crolla per due volte l’intonaco del controsoffitto nel portico d’ingresso dell’Istituto Alberghiero Colombo.

 

Veniamo quindi al dunque: la cucina in Italia è un’arte vera e propria, un elemento caratteristico e distintivo che ci è riconosciuto a livello internazionale e questi giovani, giovanissimi ragazzi che si vogliono formare in questo settore (che offre ancora un enorme potenziale) devono poter svolgere il loro percorso educativo e formativo in tutta serenità e sicurezza. Se la cucina da un lato è un biglietto da visita importante per il nostro paese, altrettanto lo è il patrimonio di architettura storica.

 

Uniamo i due elementi e scopriamo che i tre istituti che via abbiamo citato sono ospitati proprio in strutture storiche.

La totale mancanza di una manutenzione programmatica degli edifici, un’assenza ad onor del vero che affligge tutto il territorio italiano, è una nostra lacuna culturale e nel caso delle scuole assume un’importanza (se non una gravità) ancora più amplificata. Dovremmo prendere coscienza del grande valore che questo paese e la nostra cultura portano in grembo, oltre al fatto di avere la serenità di garantire una buona formazione ai ragazzi e, soprattutto, la sicurezza negli ambienti che le future generazioni frequentano.

 

Tutto ciò sarebbe fattibile, basterebbe eseguire una breve analisi, una fotografia degli edifici scolastici e stabilire quali interventi di miglioramento necessitano, eseguirli e soprattutto pianificare e stanziare fondi (sempre inferiori rispetto alle necessità) stilando anche un calendario di manutenzione.

 

Aver già stabilito una data in cui si dovrà intervenire su quegli elementi e non attendere la rottura o l’emergenza sarebbe non solo un comportamento responsabile ma porterebbe a maggiore sicurezza e ad un risparmio notevoli per le casse dello Stato e quindi per i cittadini. Per capire bene di cosa stiamo parlando provate ad immaginare una scuola come fosse un’automobile: una volta l’anno si esegue il tagliando con la sostituzione degli elementi di usura garantendo così una minor probabilità di incappare in guasti. E’ esattamente la stessa cosa.

Negli edifici, soprattutto quelli pubblici, questo sistema andrebbe strutturato ed applicato. Proprio grazie ad una semplice e se volete banale metodologia si eviterebbe di leggere sulle cronache notizie simili in futuro.

Arkinprogress   

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