15 giugno 2017 - Forlì, Economia & Lavoro

"Progettare il futuro": Confindustria e Intesa San Paolo presentano l'industria 4.0

Presentato un accordo triennale dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese

È stato presentato ieri a Forlì, con la collaborazione di Confindustria Forlì-Cesena, l’accordo triennale tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo “Progettare il futuro”, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese per cogliere le opportunità offerte dalla ‘quarta rivoluzione industriale’.

La partnership mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 15 miliardi destinati alle imprese di questo territorio, e viene presentata dentro i luoghi deputati ad accogliere e far proprie le finalità dell’accordo: l’impresa.

Alla presentazione, nella sede della SO.F.TER. Spa, realtà leader nella produzione e lavorazione di materie plastiche che ha già adottato soluzioni in ottica Industria 4.0, hanno partecipato Alberto Baban, presidente di Piccola Industria Confindustria, Giorgio Cangini, presidente di Piccola Industria di Confindustria Forlì-Cesena, Stefano Zocca, presidente e amministratore delegato di SO.F.TER., e Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo. Alla tavola rotonda sul rinnovamento del sistema produttivo erano presenti Andrea Giovannelli, general manager di Nano-Tech, Rosario Squatrito, Ceo di Nextema, Lorenzo Donati, professore di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione dell’Università di Bologna, Mike Jackson, Integration Manager di Celanese SO.F.TER. e Pietro Pelù, direttore commerciale Imprese Direzione Regionale di Intesa Sanpaolo.

Per l’industria italiana, costituita soprattutto da PMI, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo Piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti in capitale fisso e immateriale, soprattutto in ricerca, innovazione e formazione, nonché trasformazioni organizzative e una continua attenzione alle evoluzioni in corso. Occorre partire subito perché le tecnologie sottostanti Industry 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.

"Nel pieno della quarta rivoluzione industriale le nostre imprese devono porre forte attenzione al mercato, essere in grado di passare dal B2B al B2B2C ed utilizzare le tecnologie 4.0. - ha dichiarato Alberto Baban, presidente Piccola Industria di Confindustria - Sono questi i tre requisiti indispensabili per vincere la competizione che si gioca nel mercato globale. Grazie a queste caratteristiche possiamo crescere molto e smettere di costruire sistemi di debito ed iniziare a costruire sistemi di credito per le nostre aziende. Ed è proprio questo lo spirito dell'accordo siglato con Intesa Sanpaolo che abbiamo presentato oggi: banca e impresa si sono prese per mano per vincere la sfida della rivoluzione 4.0. D'ora in poi - ha concluso Baban - le pmi dovranno dialogare costantemente con l'ecosistema in cui sono inserite e con lo sguardo sempre rivolto all'unico orizzonte rimasto ovvero l'evoluzione continua del rapporto con il consumatore".

Seppure in un quadro economico migliorato rispetto al passato, dobbiamo registrare come non vi sia ancora un'adeguata ripresa degli investimenti produttivi. - ha aggiunto Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo - è un problema globale, ma che in Italia è particolarmente avvertibile vista la piccola dimensione e conseguente scarsa patrimonializzazione delle nostre PMI. L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le aziende italiane a migliorare la loro capitalizzazione e a cogliere le grandi opportunità che la digitalizzazione e i nuovi scenari offerti dalla quarta rivoluzione industriale offrono. Azioni che richiedono investimenti sia finanziari che nel capitale umano. Intesa Sanpaolo ha di recente lanciato il Progetto Filiere che va nella direzione di agevolare la richiesta ed il costo del credito per tutte quelle aziende fornitrici di un progetto produttivo.

Siamo convinti che questo accordo possa rappresentare un importante volano per la competitività e lo sviluppo delle PMI del nostro territorio. - ha dichiarato Giorgio Cangini, presidente della Piccola Industria di Confindustria Forlì-Cesena - L’accordo mira a sostenere finanziariamente e tramite attività concrete una programmazione efficace e un percorso di modernizzazione, che permetta alle imprese di arrivare preparate alle sfide del futuro e progettare un’impresa innovativa, sia in termini di informatizzazione e digitalizzazione del processo produttivo, ma anche di capitale intellettuale e sistema organizzativo.”

Queste risorse, - ha continuato Cangini - garantendo un rilevante sostegno al tessuto imprenditoriale locale, renderanno ancora più consistente il rafforzamento, l’informatizzazione e la digitalizzazione che è già in corso in molte delle imprese di Forlì-Cesena. Il nostro Comitato si impegnerà ad orientare le PMI verso un utilizzo ottimale di questi investimenti, in modo da far emergere al massimo le loro potenzialità.”

 

L’accordo è imperniato su quattro pilastri: Ecosistemi di imprese e integrazione di business; Finanza per la crescita; Capitale umano; Nuova imprenditorialità.

  • Ecosistemi di imprese e integrazione di business

Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di “AdottUp, il Programma per l’adozione delle startup” e offrire nuove opportunità alle startup in esso sviluppate.

  • Finanza per la crescita

L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha sinora prodotto 330 contratti con aziende capofila con oltre 15 mila fornitori ed un giro d’affari di 55 miliardi.

  • Capitale umano

L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

  • Nuova imprenditorialità

Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle Startup e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.

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Emilia Romagna: torna a crescere l’export (a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo)

L’economia emiliano romagnola può contare su un’ottima vocazione industriale. Grazie alla forza della sua industria riesce ad esprimere un buon avanzo commerciale, pari a circa 24 miliardi di euro nel 2016 (il 46% circa del totale italiano).

Secondo la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, i dati disponibili per il 2016 offrono conferme della capacità della competitività della regione sui mercati esteri: l’export è tornato a crescere (+7,7% la variazione tendenziale), mostrando una dinamica migliore rispetto all’Italia nel complesso.

La provincia di Forlì-Cesena mostra una buona propensione all’export, superiore alla media italiana. Dal 2008 al 2016 l’export della provincia è cresciuto più dell’8%, soprattutto grazie alla cantieristica, agli articoli sportivi, alla chimica e alla metallurgia. Un buon contributo alla crescita, inoltre, è venuto dalle aree distrettuali presenti nella provincia che nello stesso periodo sono cresciute del 10%.

Nel corso del 2017, in un contesto di domanda internazionale favorevole, il tessuto produttivo emiliano romagnolo potrà continuare a crescere sui mercati esteri, facendo leva sulla sua elevata propensione a esportare, tra le più alte in ambito italiano. Un sostegno alla crescita delle esportazioni potrà venire anche dal mercato russo, dove storicamente le imprese emiliano romagnole sono molto presenti.

Il contributo del canale estero non è tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione. È infatti cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è certamente favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.

Si tratta di una grande opportunità per le imprese di questa regione che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in aumento e già su ottimi livelli, superiore alla media italiana:

  • nel 2016 la diffusione della banda larga nelle imprese era pari al 96% in Emilia-Romagna (dall’85% del 2008);

  • la percentuale di imprese con sito web era pari al 75% nel 2016, mostrando un vantaggio nei confronti della media italiana;

  • la quota di addetti che utilizzano computer connessi a internet è salito al 42,6% nel 2016 (dal 31,3% del 2008), in linea con l’Italia.

  • La percentuale di imprese che acquista servizi di cloud computing è tra le più alte in Italia (anche se interessa ancora poco meno di un quarto delle imprese).

Inoltre la regione gode della presenza nel territorio di una buona dotazione di capitale umano con competenze adeguate: l’Emilia-Romagna non solo presenta una quota di popolazione con istruzione terziaria più elevata rispetto al resto d’Italia (nel 2015 nella fascia d’età 30-34 anni era pari al 28,8% vs il 25,3% della media italiana), ma è la prima regione italiana, insieme al Friuli-Venezia Giulia, per percentuale di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche. L’Emilia-Romagna vanta anche il primato sia per numero di addetti impiegati in ricerca e sviluppo sia per propensione a brevettare delle imprese. La forte attitudine innovativa della regione viene confermata anche dalla folta presenza di start-up nel territorio: 798 a fine maggio 2017, l’11% del totale nazionale; di queste 59 sono localizzate nella provincia di Forlì-Cesena.

 

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