19 gennaio 2017 - Forlì, Cronaca, Economia & Lavoro, Società

La scomoda verità sulla Salsamenteria Tomba

Tanta solidarietà sul web, ma una firma non ci pulirà la coscienza

FORLI' – Dalla chiusura della Salsamenteria Tomba ad oggi si sono susseguite manifestazioni di solidarietà, post e foto ricordo su facebook e su altri social sull'antica attività del centro storico.

Oggi sul socialnetwork più conosciuto si fa largo una sorta di petizione online che in 24 ore ha raggiunto oltre 100 sttoscrizioni. Lanciata da Cristian D'Aiello e Lorenzo Di Stefano, “l'obiettivo di fondo è quello di non spegnere i riflettori su un argomento di cotanta rilevanza pubblica”, spiegano i due fondatori della pagina che ha raggiunto i 300 like nel giro di poco tempo.

 

“Non vi è alcuna velleità di costringere la Famiglia Canestroni - in particolare Giovanni Canestroni, ultimo erede del mestiere - a riaprire l'attività poiché le ragioni sono differenti e ponderate, ma di far partecipare l'intera cittadinanza nella salvaguardia di retaggi aviti, di usi e consuetudini, di veri e propri gesti che legano ognuno di noi a questa terra, la nostra terra”.

Le motivazioni che sono tutte chiare ed emozionalmente condivisibili, aprono però le porte a qualche considerazione in più e ringraziamo i due lettori e promotori dell'iniziativa per riprendere l'argomento centro e attività storiche.

 

L'elenco dei negozi che si sono chiusi nel corso di questi ultimi 8 anni è lungo e fa obiettivamente male ricordarli uno ad uno, anche solo facendo affidamento alla memoria visiva, passando mentalmente in rassegna le vie e quelle vetrine, vuote, quelle saracinesche abbassate da anni. Di chi è la colpa di tutto questo? Facile puntare il dito contro l'amministrazione, contro un progetto di centro storico chiuso in qualche cassetto e condiviso con pochi se non con nessuno, un po' meno facile guardarsi allo specchio e rendersi conto che un po' di quelle colpe le abbiamo anche noi... in che modo?

 

Modi usi e costumi sono cambiati negli ultimi 10 anni, le famiglie hanno preferito case un po' più grandi, magari in periferia (e talvolta con affitti anche meno impegnativi), i ritmi frenetici di ogni giorno ci spingono ad “ottmizzare i tempi” e gli spostamenti. Questo ha permesso che ci lasciassimo alle spalle e che dimenticassimo gradualmente il valore del tempo, inteso come qualità: il tempo che un artigiano impiega a realizzare una stampa a ruggine, a modellare e dipingere un vaso, il tempo di stagionatura di un prosciutto, per tornare alla un po' “gonfiata” vicenda di Tomba, così come alla Salsamenteria bisognerebbe rendere omaggio a Cereali, a Bentivogli, ma come detto non vogliamo muovere le emozioni, i sentimenti per convincere nessuno che tornare a vivere il centro sia qualcosa di importante anche per la propria identità di forlivese.

Qui si punta il dito sulle colpe, qui si punta il dito sulle proprie responsabilità? Per fare la spesa c'è il centro commerciale, dove compriamo carni, pane, formaggi...e ottimizziamo il tempo togliendogli inconsapevolmente qualità. I nostri bisogni di elettronica e altri beni di consumo quotidiano trovano soddisfazione in grandi magazzini o in attività di dimensioni che il centro, proprio perchè è storico, non si può permettere. L'attrattività del centro è direttamente proporzionale alla volontà dei suoi cittadini a viverlo e non il contrario... la chiusura delle attività è la conseguenza non la causa dell'abbandono del centro.

 

In una decina di giorni mi sarò imbattuto in almento un centinaio di post, tutti accompagnati da altrettanti like, legati alla chiusura di Tomba. Faccio due conti, i conti della serva tanto per intenderci, e mi rendo conto che se gli autori degli ipotetici 100 post e i 10 mila “nostalgici” di Tomba avessero speso un euro al mese nell'attività, bè probabilmente il negozio sarebbe ancora aperto o comunque qualcuno sarebbe stato interessato ad acquistarne la licenza, ma così non è stato e non è tuttora.

Vivo in prossimità della Salsamenteria Tomba da almeno due anni e mediamente passavo davanti al negozio dalle 2 alle tre volte al giorno. Dentro mai nessuno.

 

Come al solito facciamo i romantici (dimostrando peraltro che il marketing emozionale riesce a influenzarci proprio nel profondo) ma se dobbiamo fare due passi in centro, bè preferiamo il centro di qualche altra città.

Bravi i ragazzi che lanciano una raccolta firme per tornare a porre l'attenzione ad un tema delicato come quello del centro storico e delle sue attività.... meno bravi i romanticoni che pensano di pulirsi la coscienza con una firma e pensando che la colpa sia sempre degli altri, a partire da chi amministra. 

 

Enrico Samorì

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