2 gennaio 2017 - Forlì, Cronaca, Società

A dovadola i giovani degli oratori di Don Bosco

Sono arrivati il primo dell'anno da varie città per partecipare al raduno nazionale

Quasi 300 giovani sono arrivati a Dovadola il primo dell'anno da molte città d'Italia per partecipare al raduno nazionale "Festa Don Bosco - Saltimbanco". Sono una rappresentanza, seppur numerosa, degli oratori Don Bosco di Vercelli, Novara, Brescia, Ravenna, Rimini, Pesaro, Jesi, Senigallia, Modena, Arezzo, Perugia, Todi e del Forlivese. Fino a venerdì 6 gennaio svilupperanno la vicenda umana di Don Bosco, a partire dalla sua adolescenza quando cercò di conquistare al messaggio cristiano gli amici proponendo spettacolini di magia e di saltimbanco (da qui il tema dell'incontro) non in cambio di denaro ma di preghiere.
Il raduno di Dovadola è insieme una festa e anche una sfida fra i gruppi presenti che durante il corso della permanenza, in particolare durante le ore pomeridiane e serali, si sfideranno nelle tipiche attività degli oratori, sia di carattere culturale e musicale, sia sociale come la raccolta viveri per le missioni che vedrà tutti i giovani presenti impegnati nelle mattinate dei giorni 2, 3 e 4 gennaio a Forlì, dove gran parte delle parrocchie hanno aderito all'iniziativa che farà capo a Regina Pacis. Il gruppo che vincerà questa singolare competizione, per ogni attività verrà assegnato un punteggio, avrà il compito di organizzare tra due anni nella propria città un analogo raduno, che quest'anno si sta svolgendo a Dovadola proprio perché il gruppo oratoriale locale aveva ottenuto il maggiore risultato finale nel corso della precedente manifestazione.
Tra i vari impegni sono previsti momenti di riflessione e di celebrazione eucaristica, oltre a attività collettive che si svolgeranno presso il teatro cittadino e la palestra del plesso scolaticio, dove l'ala occupata dalle classi della scuola media verrà temporaneamente utilizzata come dormitorio per una gran parte dei partecipanti, mentre un numero altrettanto numeroso riposerà presso i locali dell'oratorio e della parrocchia, nonché nelle case di alcune famiglie dovadolesi. Per la consumazione dei pasti è stata installata nel parco di Villa Badia, accanto all'omonima abbazia, una tensostruttura capace di ospitare fino a 300 persone e la relativa cucina.
Per assicurare un'adeguata accoglienza ai partecipanti è stato enorme il lavoro svolto dai componenti dell'oratorio Don Bosco di Dovadola, che può contare sulla fattiva collaborazione di un gruppo di genitori, nonché sulla disponibilità della Caritas Diocesana e, in caso di bisogno, delle associazioni locali come la Pro Loco e la Protezione Civile. Anche diverse ditte del territorio, la Centrale del Latte e Orogel di Cesena, Agrintesa di Faenza, i supermercati Conad e ECU di Castrocaro Terme, hanno fornito il proprio sostegno donando agli organizzatori significative quantità di materiali e di generi alimentari. L'amministrazione comunale ha messo a disposizione il Teatro Comunale e, in accordo con Anna Starnini, dirigente dell'Istituto Comprensivo Valle del Montone, i locali della scuola e della palestra.
Nel corso del saluto che il sindaco Gabriele Zelli ha rivolto ai partecipanti, dopo l'intervento del parroco Don Alfeo Costa, ha detto: "Dovadola non poteva iniziare il 2017 in maniera migliore. La presenza di tanti giovani porterà a consolidare amicizie, ad aumentare gli scambi tra i gruppi e i singoli partecipanti, contribuirà ad allargare gli orizzonti di una piccola comunità che se rimane ripiegata su se stessa sarà destinata a isolarsi". Il sindaco ha poi elencato alcuni motivi che dovrebbero spingere a ritornare a Dovadola in futuro, anche al di fuori dell'esperienza dell'oratorio, che sono almeno tre. "Il primo è sicuramente di ordine gastronomico, ha evidenziato Zelli, essendo Dovadola capitale romagnola del tartufo. Al pregiato fungo dedica da 50 anni un'importantissima sagra e fiera che è diventata un appuntamento da non perdere. Un altro aspetto è storico-religioso come la vicenda che vide protagonista un umile frate di origini portoghesi che nel 1221 arrivò in un piccolo romitorio collocato sulle pendici di Montepaolo. Quel luogo fu nel 1221 la prima residenza in Italia di padre Antonio, che l'anno successivo si rivelò a Forlì diventando uno dei principali predicatori che il movimento francescano abbia mai avuto dopo San Francesco, a sua volta proclamato Santo nel 1232, l'anno successivo alla morte, e ancora oggi come Antonio di Padova uno dei santi più venerati al mondo.
Il sindaco Zelli ha ricordato, infine, che Dovadola, paese nel quale era nata, conserva le spoglie mortali della Venerabile Benedetta Bianchi Porro, e che per lei è in corso un processo di beatificazione, ma indipendentemente dalla decisione dell'apposita commissione già oggi sulla tomba di Benedetta si recano persone provenienti da tutt'Italia per chiedere conforto e assistenza spirituale.

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