20 agosto 2016 - Forlì, Politica

I 100mila euro stanziati per riparare le criticità idrogeologiche di Dovadola non bastano

L'Assessore Carnaccini: “Sono molto preoccupato”

DOVADOLA. Il Consiglio dei Ministri, con deliberazione del 10 maggio 2016, dichiarò lo stato di emergenza in seguito alle eccezionali avversità atmosferiche che si verificarono nel periodo compreso fra il 27 febbraio e il 27 marzo 2016 e che flagellarono molti comuni del territorio dell'Emilia Romagna. Nei mesi scorsi sono stati stanziati dal Governo 9.200.000 euro per riparare i guasti causati dal maltempo, cifra che, purtroppo, è molto inferiore di quello che effettivamente è necessario per far fronte alle decine di milioni di euro di danni verificatesi sul territorio regionale in quel periodo. Successivamente, per impegnare la somma destinata, è stato dato mandato alla Protezione Civile della  Regione Emilia-Romagna di redigere un piano dei primi interventi urgenti nei territori delle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, dei comuni di Alfonsine, Faenza, Russi, Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme, Formignana, Vigarano Mainarda, Argenta, Ferrara, Cento, Sant’Agata Feltria, Gemmano, Montescudo-Monte Colombo,  Coriano e di quelli del territorio collinare e pedecollinare della provincia di Forlì-Cesena. Tale Piano è stato licenziato il 1 agosto 2016 e al Comune di Dovadola, che aveva segnalato numerose criticità, tra queste l'aggravarsi della frana in località Trove già in fase di crollo da oltre un anno, sono stati assegnati 100 mila euro.
"Sono molto preoccupato, dichiara l'assessore Marco Carnaccini, perché dobbiamo affrontare una grossa e complessa emergenza con poche risorse e con la stagione autunnale alle porte. Intendo fare un po' di cronistoria di questa vicenda, aggiunge Carnaccini, per evitare che si ingeneri confusione. A causa delle avversità atmosferiche del febbraio 2015, si è  attivata una imponente frana nella località in questione, con crollo di una buona parte di terreno e continue colate di fango verso le case sottostanti, che oltre a creare danni e disagi alle abitazioni, sono confluite nella rete scolante tanto che avevano messo fuori uso il depuratore a valle dell'abitato. Si è prospettata una vera e propria emergenza ambientale tamponata con interventi di somma urgenza in base a un finanziamento straordinario della Protezione Civile regionale di 90.000 euro. Con tali fondi si è proceduto alla realizzazione di un vallo a difesa delle case e di un complesso di opere idrauliche volte alla regimazione delle acque limose e fangose che bloccavano la funzionalità del depuratore. Le opere realizzate, perlopiù di natura passiva, sono servite per arginare il fenomeno ma non per risolvere il problema alla radice, che è lo scorrimento dell'acqua all'interno della collina retrostante che alimenta il movimento franoso. Acqua che non è stata trovata a fronte dei tentativi effettuati, compreso quello che ha portato alla realizzazione di pozzi drenanti profondi 16 metri.
Quando abbiamo fatto il punto della situazione, prosegue l'assessore Carnaccini, anche con un gruppo di geologi del  Servizio Tecnico di Bacino, e si decise di chiedere sovvenzioni al fine di realizzare delle ulteriori e ancor più accurate indagini geologiche per capire da dove provengono  le acque nel sottofondo, oltre che avere un accurato monitoraggio del versante dove si sta verificando il movimento franoso. A tale fine abbiamo richiesto alla Giunta Regionale un contributo di 57 mila euro per effettuare indagini e monitoraggi che ci avrebbero, a dire dei professionisti chiamati in causa, dato la sicurezza di sapere le origini della frana in atto per poi calibrare esattamente gli interventi futuri, naturalmente con un'altra richiesta di sovvenzioni. Tali richieste non hanno avuto nessun riscontro. Successivamente, il 27febbraio di quest'anno, il fenomeno in atto si è aggravato ulteriormente sempre a causa di altre piogge eccezionali. Adesso sono arrivati questi 100 mila euro che dovrebbero essere sufficienti per risolvere il tutto, cioè l'effettuazione delle indagini e i successivi lavoro". 
"Dubito fortemente che con questa cifra riusciremo a risolvere il grave problema, dichiarano il sindaco Gabriele Zelli e il vice sindaco Kabir Canal, ma non dobbiamo perdere tempo e dobbiamo procedere celermente all'esecuzione delle indagini geognostiche per capire le dinamiche di questo dissesto. Faremo poi il punto della situazione con i geologi che ci seguono. Solo con dei dati oggettivi si potranno calibrare gli interventi per la definitiva sistemazione dell'area e le eventuali ulteriori e necessarie richieste di contributo agli Enti competenti".

 

Comune di Dovadola - Comunicazione

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