18 giugno 2016 - Forlì, Economia & Lavoro, Società

La Banca di Forlì ad un passo dalla fusione con il Credito Ravennate e Imolese

Sarà l’addio all’ultima istituzione finanziaria locale?

FORLI’ - L’aria che tira sul credito locale spira in una direzione che pare ormai certa: la Banca di Forlì potrebbe entro breve passare di mano ed entrare nel circuito del Credito Cooperativo Ravennate e Imolese; nello stesso ambiente pare già cosa fatta.

 

Si assiste, senza troppe discussioni pubbliche, ad un ennesimo depauperamento del territorio, ad una delocalizzazione, che questa volta riguarda un istituto di credito. Le ripercussioni di questa decisione potrebbero non essere tutte positive. Vero è che una struttura bancaria solida offre maggiori certezze, ma è altrettanto corretto pensare che le imprese potrebbero non poter godere di tutti questi vantaggi: non sempre “grande”, infatti, corrisponde anche a “bello” e soprattutto “utile”.

 

Il decentramento della Romagna in direzione ravennate è già una realtà ed esempi concreti vengono dal settore della sanità così come da quello della gestione dei rifiuti, tanto per citarne un paio. A questi si potrebbe aggiungere entro breve anche il settore creditizio con un assetto non ancora formalizzato ma a fortissima trazione ravennate. Gli scenari che si aprono a questo punto, e non serve molta immaginazione per arrivare a delineare il disegno complessivo, sembrano far convergere su Ravenna il polo unico, la testa di una Bcc Romagnola che da qui a qualche anno potrebbe arrivare a definitivo compimento.

Nella moltitudine Forlì tenderebbe a sparire o comunque a non avere un ruolo determinante nelle scelte del nuovo colosso del credito, nonostante il suo fortissimo radicamento su un territorio con cui è cresciuta ed ha a sua volta aiutato a crescere nel corso dei decenni. Fonti ufficiose parlano addirittura di una “dead line”, ossia una data entro cui l’operazione di aggregazione con Imola-Ravenna sarà ultimata e sarebbe fissata entro il 31 dicembre 2016.

Certo, la crisi economica e l’impoverimento del tessuto imprenditoriale paiono giustificazioni necessarie e sufficienti a motivare un accorpamento tra le ex casse rurali, ma la spinta decisiva viene sicuramente dalla riforma del credito cooperativo che è passata anche sui banchi del Governo. Uno dei risultati, ma comunque il più plausibile, è che per rendere più solido il sistema dei piccoli istituti si dia in pasto Forlì alla Romagna.

 

Si badi bene, nonostante tutto, e qui il campanilismo sta a zero, La Banca di Forlì conta circa 2800 soci ed una raccolta di circa 1.2 miliardi di euro: a chi non farebbero gola? Ad oggi gli sportelli presenti su tutto il comprensorio di Forlì sono una ventina ed è difficile ipotizzare che tutto resti così. In nome della solita “razionalizzazione dei costi” sicuramente qualche sportello abbasserà definitivamente la saracinesca e a quel punto addio alle “banche di prossimità”, quelle che hanno sostenuto le piccole e piccolissime imprese.

Forlì non è nuova a situazioni come queste e non serve andare molto indietro con la memoria per ricordare la cessione della Cassa dei Risparmi al gruppo bancario Intesa. Si dovrà quindi dire addio ad un altro strumento importante del sistema finanziario locale in nome di un sistema Romagna che ancora poggia (sia a livello economico che istituzionale) su basi fragilissime?

 

Istituzioni e mondo economico resteranno alla finestra in attesa di sviluppi?

Proprio da questa situazione di profonda confusione e preoccupazione (seppur sommessa da parte di qualche socio) prende avvio la nostra indagine e presto torneremo sulla faccenda cercando di offrire un quadro più preciso e completo di una storia che rischia di cambiare in modo radicale Forlì per come la conosciamo.   

 

Enrico Samorì

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