16 maggio 2016 - Forlì, Cultura, Eventi, Società

Mercoledì 18 all'Auditorium Cariromagna un incontro col Nobel per la Pace Shirin Ebadi

FORLÌ. Mercoledì 18 maggio l'Auditorium Cariromagna di Forlì (in via Flavio Biondo, 16) ospiterà alle 11 - nell'ambito degli "Experience Colloquia" promossi dalla Fondazione e come anteprima della Settimana del buon Vivere in programma a settembre - un incontro con il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi condotto dall’ideatrice della Settimana del Buon Vivere Monica Fantini.

 

Nata nel nord dell’Iran Shirin Ebadi ha studiato giurisprudenza a Teheran e subito dopo la laurea ha partecipato agli esami per diventare magistrato. Dal 1975 al 1979 ha quindi ricoperto la carica di presidente di una sezione del tribunale di Teheran. Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 è stata costretta, come tutte le donne giudice, ad abbandonare la magistratura. Nel 1994 ha partecipato alla fondazione della "Society for Protecting the Child's Rights" un'associazione non-governativa della quale è tuttora dirigente. Nel 2009 la polizia di Teheran ha fatto irruzione nel suo appartamento sequestrando il premio Nobel conferitole nel 2003. All'epoca dei fatti Shirin Ebadi si trovava all’estero per un ciclo di conferenze e da allora non ha più potuto fare rientro in patria. Come avvocato continua ad occuparsi – dall’Inghilterra - di casi di liberali e dissidenti entrati in conflitto con il sistema giudiziario iraniano.

 

L'incontro - aperto gratuitamente a tutti fino ad esaurimento posti, pur essendo stato pensato in primo luogo per gli studenti delle scuola secondarie - prenderà spunto dal suo ultimo libro - “Finché non saremo liberi. Iran. La mia lotta per i diritti umani”, edito dalla Bompiani – che Shirin Ebadi ha affermato di aver scritto “per rendere testimonianza a ciò che il popolo iraniano ha sopportato nell’ultimo decennio”, ovvero “come uno stato di polizia possa influire sulla vita delle persone e gettare famiglie nella disperazione”. Ma pur senza cedere a facili ed inutili ottimismi, Shirin Ebadi crede che un cambiamento in Iran sia possibile, ed in ogni caso non ha nessuna intenzione di abbandonare la lotta. Alle persone che “venivano a cercarmi e mi chiedevano come avevo fatto a resistere” scrive in un passo del libro, “dicevo che, come me, dovevano concentrarsi sul lavoro e non soffermarsi sul dolore dell’esilio. Eravamo come persone salite a bordo di una nave che era affondata, obbligando tutti a nuotare in acque profonde. Non avevamo altra scelta che nuotare; cedere alla stanchezza semplicemente non era possibile, voleva dire annegare. Dicevo loro di non pensare alla costa e a quanto era lontana, addirittura invisibile, perché questo li avrebbe portati alla disperazione. Questa è la nostra situazione. Nuotiamo nell’oscurità, senza cedere al pessimismo e al pensiero della costa lontana”.

 

Ufficio Stampa Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

 

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.
24WEBTV: La Cronaca in Video Le storie della città in "diretta" sullo schermo.