23 febbraio 2016 - Forlì, Cronaca, Società

Contromano, senzasenso

 “Biciclette: multe salate a chi va contromano!”

“Anche i ciclisti sono tenuti al rispetto del codice della strada: multe per chi circola contromano”

“Biciclette contro mano: scattano multe e divieti”

“Il contromano in bici è sanzionabile: lo chiarisce il Ministero”

 

Questi alcuni titoli apparsi sulle pagine web di informazione giornalistica (anche locale) e giuridica nelle ultime settimane.

Si riferiscono al parere del Ministero dei Trasporti n. 4635/2015.

Leggendo gli articoli si ha l’impressione però che abbia portato ben poca chiarezza sull’argomento, anche perché nessuno pubblica il documento originale, limitandosi a interpretare e commentare, probabilmente, altri articoli e commenti.

Essendomi procurato il parere, vediamo cosa dice, davvero.

 

Premessa.

Un parere ministeriale non è che una interpretazione, data da un funzionario, su un caso specifico posto da un singolo richiedente (in questo caso un comune, anche se non è indicato quale), e non costituisce, in base alla Costituzione Italiana e al Codice Civile, fonte di diritto.

 

Dunque: secondo l’ing. Francesco Mazziotta, Direttore Tecnico presso la Direzione Generale per la Sicurezza Stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il senso unico eccetto biciclette non si può fare.

Questo perché in sostanza, a suo avviso, il Codice della Strada consente ai veicoli a motore di utilizzare l’intera larghezza della carreggiata a senso unico.

Un ciclista che dovesse imboccare la carreggiata dal lato opposto potrebbe quindi trovarsi di fronte un veicolo a motore, che esercita il suo diritto di derogare alla norma che prescrive di circolare in prossimità del margine destro.

Nemmeno mettere il pannello integrativo “escluso biciclette” sotto ai segnali di senso unico per indicare che imboccando quella strada ci si potrebbe imbattere in una bicicletta che procede in senso opposto sarebbe quindi, secondo il Mazziotta, sufficiente a ridurre “situazioni di pericolo per la circolazione”.

 

In pratica un dirigente del dicastero guidato dal ministro Delrio ha sbugiardato quanto fatto dal sindaco Delrio a Reggio Emilia.

Dove tutte le strade a senso unico del centro storico sono “eccetto bici”.

Anche Forlì ha i suoi - estemporanei -sensi unici eccetto bici.

Ed anche eccetto bus, eccetto taxi e eccetto vari tipi di veicoli (spesso indicati con la misteriosa denominazione di “autorizzati”).

Tutti questi veicoli, non diversamente dalla bicicletta, anzi a maggior ragione, creano situazioni di pericolo imboccando i sensi unici al contrario.

Questo parere mette in discussione tutti i provvedimenti di senso unico eccetto qualcosa, non solo nel caso delle biciclette.

 

Ma il parere non si limita a dire cosa non si può fare, indica anche una possibile soluzione.

Non modificando la strada, ma la segnaletica.

Si tratterebbe di realizzare un doppio senso di circolazione riservato alle sole biciclette, mettendo al posto del segnale di senso unico quello di direzione obbligatoria abbinato al pannello integrativo escluso biciclette.

Insomma secondo il Direttore Tecnico la condizione di pericolosità si annulla grazie al cambio di segnaletica.

Per di più senza necessità di disegnare strisce e individuare corsie.

E a patto che la carreggiata sia larga almeno 4,25 metri (2,75 minimo per una corsia carrabile da Codice della Strada + 1,50 minimo per corsia ciclabile, estrapolato dal DM 557/99, Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili).

 

Anche questa soluzione è adottata da diverse città, tra cui proprio Forlì (sempre in maniera limitata ed estemporanea).

È il caso della cosiddetta “pista rossa” di corso Garibaldi, che appunto pista ciclabile non è, ma corsia della carreggiata a doppio senso.

Tanto che sopra ci possono transitare, come specificato dal pannello integrativo, pure i bus!

Altrove, per esempio in via Maroncelli, la corsia del doppio senso è individuata da una striscia continua ma non pitturata di rosso (va a capire perché).

Chi circola in queste strade coglie forse la differenza da un senso unico eccetto bici e modifica di conseguenza il proprio comportamento in base alla segnaletica?

Ho grossi dubbi.

Da molti anni le strade del Centro Storico sono a senso unico (per consentire la circolazione e la sosta del maggior numero possibile di auto) e da sempre i ciclisti le percorrono nei due sensi.

Eppure non risulta che questo provochi un alto numero di incidenti che coinvolgono ciclisti.

Al contrario: gli incidenti “con lesioni alle persone” di qualsiasi tipo in Centro Storico sono rarissimi, tanto più quelli che provocano morti fra i ciclisti, contromano o no.

 

La cosa non è affatto strana.

In Europa da anni si utilizza, con buoni risultati per quanto riguarda la sicurezza di tutti gli utenti della strada, il senso unico eccetto bici (vedi Sensi unici eccetto bici, Italia ed Europa e Senso unico eccetto bici: dati vs opinioni).

Nella stessa Reggio Emilia hanno rilevato, dati alla mano, una riduzione dell’incidentalità ed un aumento degli spostamenti in bici.

Lo stesso Ministero, tramite un altro funzionario, nel 2012 aveva dato un parere diverso sulla questione, che portò a titolare così sui giornali: “Bici contromano: ora si può”, “Bici contromano? Il ministero dei Trasporti acconsente”, “Le bici potranno andare contromano, via libera del Ministero”, “In bici contromano?, Da adesso si può”.

 

E quindi?

Quindi non è una questione di norme, ma di volontà politica e capacità progettuale, di coraggio nelle scelte e cultura della mobilità; tutti requisiti che nella nostra città latitano.

Con questo nuovo parere non cambia nulla rispetto a prima; chi pedala contromano era sanzionabile prima e lo è anche adesso e l’entità della multa è la stessa (da 162 a 646 euro, come ogni altro veicolo).

Anche il problema di città pensate solo a misura di auto rimane; continuare a fare finta di niente trincerandosi dietro un parere ministeriale non è la soluzione.

Se l’assessore o il tecnico di turno vi dicono che non si può fare, nove volte su dieci significa che non vogliono farlo.

 

 

 

Giancarlo Romanini

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