1 dicembre 2015 - Forlì, Società

Automobilisti che usano la bicicletta

 FORLÌ. Forlì è una città nella quale molte persone (se si fa il raffronto con la media italiana) utilizzano la bicicletta. Ma al contempo è una città senza cultura della ciclabilità.

I forlivesi sono automobilisti che usano la bicicletta.

Nonostante una rete ciclabile senza capo né coda, percorsi progettati, realizzati e mantenuti male, servizi inesistenti, le richieste di maggiori spazi e tutele per chi pedala arrivano quasi esclusivamente da associazioni che, a voler essere sinceri, rappresentano complessivamente poche centinaia di soci, in genere poco disposti alla mobilitazione.

Perché è chiaro a tutti che più spazi e tutele per i ciclisti significa porre limiti alla circolazione e sosta degli autoveicoli.

Sono le auto le padrone di Forlì; e sono i loro padroni a volere che la situazione non cambi.

Addirittura chiedono di più; il ritorno delle auto in Piazza Saffi è tuttora uno dei cavalli di battaglia di negozianti e pubblici esercenti, dei loro rappresentanti di categoria e gode di un certo consenso trasversale anche nella politica cittadina.

 

A Forlì ci sono 62 auto ogni 100 abitanti, e se consideriamo solo i maggiorenni sono 75 ogni 100; il “parco circolante” motorizzato (anno 2014, fonte ACI) è in totale di 98.253 veicoli!

E se anche il forlivese sovramotorizzato utilizza la bicicletta, non ne riconosce la dignità di veicolo, di mezzo di trasporto.

Aiutato in questo dalle politiche comunali, che da decenni incoraggiano l’uso dell’auto, ignorando completamente il trasporto pubblico, relegando pedoni e ciclisti negli spazi di risulta stradali.

Le tante strade, non solo in Centro Storico, trasformate in senso unico per consentire la sosta del maggior numero possibile di auto senza ostacolarne la circolazione, limitano moltissimo e rendono più difficoltosa quella delle bici.

I tanti marciapiedi trasformati, in barba alle norme, in percorsi ciclopedonali con la semplice apposizione di un segnale (la metà dell’intera rete ciclabile è fatta così) rendono più difficoltosa la circolazione anche dei pedoni, lasciati a contendersi spazi inadatti e marginali con i ciclisti.

I tantissimi percorsi ciclabili interrotti in corrispondenza di ogni incrocio, anche qui contravvenendo al criterio della continuità indicato nelle norme, non migliorano affatto la sicurezza del ciclista che, trasformato in pedone, viene dirottato verso gli attraversamenti pedonali, dove infatti un numero preoccupantemente alto di persone, in Italia e a Forlì, vengono investite.

 

L’obbiettivo del resto non è la sicurezza di chi circola in strada, ma togliere quanti più ciclisti dalla carreggiata; che se stiano sul marciapiede, o a casa.

Il forlivese quando lascia l’adorata auto per spostarsi in bici si adatta alla situazione, preferendo arrangiarsi piuttosto che mettere in discussione questo modello autocentrico, più disposto ad abbandonare la bicicletta che l’auto.

E non sarà un caso che i forlivesi guidano la bici come guidano l’auto: con superficialità, disattenzione, poco rispetto, ed una certa prepotenza.

Ovviamente in bicicletta il livello di pericolosità è inifinitamente più basso.

In ogni caso il titolo “Forlì città della bicicletta” è ancora oggi completamente ingiustificato.

 

Giancarlo Romanini

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