14 novembre 2015 - Forlì, Fotonotizie, Cronaca, Politica

Forlì blindata per la manifestazione del comitato “Forlì ai Forlivesi”

Uno schieramento imponente di Polizia e Carabinieri per scongiurare il contatto con gli antagonisti

FORLÌ. Un centro storico letteralmente militarizzato quello in cui, nella nebbia impenetrabile di ieri sera, hanno sfilato i cortei della tanto temuta manifestazione e della contromanifestazione. Ben architettata l'organizzazione degli agenti di Carabinieri, Polizia Municipale e Reparto Mobile, che hanno creato una “zona cuscinetto” per evitare il contatto tra i due gruppi.

Antagonisti e contromanifestanti. Si era parlato di due eventi contemporanei: la manifestazione del comitato “Forlì ai Forlivesi” e la contromanifestazione dell'Anpi e di alcune sigle, politicamente identificabili a sinistra. Ce ne sono state invece tre: si è aggiunto anche il corteo degli antagonisti (vedi video allegato) che, tra tentativi di contatto con le Forze dell'Ordine e insulti agli organi di informazione, è stato il primo a partire da corso Mazzini e che ha sfilato, scortato da Polizia e Carabinieri in tenuta antisommossa – con tanto di caschi, scudi e protezioni – fino in piazza, dove, già da diverso tempo, Anpi, Arci, Cgil, Fo Demos, Giovani Comunisti, Giovani Democratici, Jip Events, L'altra Europa Con Tsipras, L'altra Emilia-Romagna, Rifondazione Comunista, Unione Degli Universitari e Partito Comunista dei Lavoratori - Romagna manifestavano pacificamente e, in qualche modo, proteggevano il Sacrario dei Caduti sotto al loggiato di San Mercuriale.

Il comitato. La manifestazione del Comitato “Forlì ai Forlivesi” (video allegato), il cui inizio era previsto per le 20, è iniziato con notevole ritardo. Contava poche decine di persone, forse una quarantina. Il Comitato ha sfilato per corso Mazzini, infilandosi poi in via delle Torri, ma senza passare da piazza Saffi, per evitare il contatto con gli antagonisti, bensì da una via secondaria, via Biondini. Il corteo ha, quindi, proseguito, lungo via delle Torri, passando davanti alla Prefettura, piazza del Duomo, corso Garibaldi, corso Goffredo Mameli, per terminare in piazzetta della Misura.

Il comizio. In piazzetta della Misura, Fabrizio Fiorini, portavoce di “Forlì ai Forlivesi” ha iniziato un comizio. Ha esordito con un accenno politico alla vicenda recente della richiesta, da parte del Comune, di non usare lo stemma cittadino: “Hanno chiesto il risarcimento a noi, a uomini che amano questa città. Ci dicono: il simbolo di Forlì è nostro, ci devi pagare i diritti di copyright. Si vede proprio che sono molto impegnati”. E ancora: “Sembra l'orchestra del Titanic, che suonava mentre la nave affondava. Questa Amministrazione e questa politica non vedono che il 60 per cento degli emiliano-romagnoli ormai non va più a votare. Non vedono un popolo che non può più fare figli, un popolo che ha perso la propria identità. Non vedono che siamo ridotti ad un ammasso umano, senza identità, senza sesso, senza sangue, senza genere, pronto in qualunque momento ad immolarsi sugli altari del mercato. Non vedono la crisi del lavoro, che in questa città sta avendo effetti devastanti”.

Gli slogan. “Insensatezza” è la parola che sorge più spontaneamente a commento dei tanti slogan, da una parte e dall'altra, che, pronunciati con inaudita violenza verbale, il centro storico di Forlì ha dovuto sopportare. Slogan, appunto. Contro le banche, contro il neo-fascismo, contro gli immigrati, per gli italiani. In genere, contro quelli che stavano al di là del cordone di Polizia e Carabinieri, chiunque essi fossero.

Un'atmosfera carica di tensione, di odio, di incomprensione. Anche di voglia di cercare e creare lo scontro, l'episodio, il casus belli. Un'esperienza che lascia stupiti e da cui si ricava solo un senso di inutilità. Forlì, piccola città di provincia, trasformata nella zona rossa del G8 di Genova per una sera, con la gente comune – ragazzi, anziani, persone a passeggio col cane - tra l'incuriosito e lo spaventato, che vuole solo far ritorno alla propria abitazione e trova un cordone di Polizia in tenuta antisommossa che risponde: “Faccia il giro largo o aspetti una mezz'ora”.

Ma perché? Ma che senso ha? Ma a che scopo? Ma a chi giova tutto ciò? Dalla parte dei contromanifestanti, l'unico effetto positivo ottenuto è di aver ricompattato le file; di contro, l'effetto negativo della contromanifestazione è di aver, certo involontariamente e forse inconsapevolmente, dato credito e cittadinanza agli avversari politici del comitato “Forlì ai Forlivesi”. Per quel che riguarda il comitato, esso ha lanciato un messaggio a tutta la città: “Noi siamo qui. Ci siamo e ci saremo”. L'aspetto forse più inquietante è proprio lo slogan “Questa sera Forlì è nostra”.

 

 Per tutte le foto, consultare la galleria su facebook

 

 

(Michele Dori)

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