30 luglio 2015 - Forlì, Cultura, Società

L'esempio di Giorgina Saffi

Ricordo e riflessioni dei mazziniani forlivesi nell’anniversario della morte

FORLI’ - Giorgina Craufurd Saffi, donna di grande temperamento e personalità, nacque nel 1827 a Firenze in una famiglia scozzese di forte temperamento liberale. Sua madre,  Sophia Churchill, fu sostenitrice morale di Giuseppe Mazzini fin dai primi anni dell’esilio londinese ma, soprattutto, procacciatrice di fondi per le sue imprese politiche e culturali. Fin da giovanissima Giorgina aderì alla causa mazziniana, dopo un toccante incontro con l’esule e patriota Giuditta Sidoli.

 

L’esempio e le idee attecchirono da subito nel cuore e nel pensiero di Giorgina che avvicinatasi al mondo degli esuli mazziniani conobbe Aurelio Saffi e lo sposò, condividendo con lui gli spostamenti in Italia e in Europa fino al trasferimento definitivo, dopo l’Unità d’Italia, a Villa Saffi di San Varano di Forlì.

 

Giorgina, anche prima dell’incontro con Saffi, è stata fervida custode del pensiero mazziniano e questa è una qualità che le viene universalmente riconosciuta, tanto che fra i repubblicani, anche al di fuori del nostro Paese, è considerata fra le Madri della Patria. Molto dialettico fu il rapporto coniugale con il marito, su base paritaria. Lei, intransigente e volitiva, declinò il pensiero mazziniano in azione e divenne testimonianza vivente.

 

La sua militanza non si esaurì dopo l’unità politica della penisola e la sconfitta del movimento democratico nel quale militava, ma prese nuove strade, battendosi per l’emancipazione delle donne al fianco di altre mazziniane e utilizzando tutti gli strumenti possibili di sensibilizzazione: dalla stampa, ai volantini, dagli scritti, agli incontri pubblici. Decisa e feroce fu la battaglia per l’abolizione delle leggi sul controllo della prostituzione. Dall’idea mazziniana sbocciò il suo profondo interesse per l’educazione delle donne e dei giovani così come il senso del dovere verso i compiti assegnati e verso gli altri che rappresentò per lei la base del riscatto sociale capace di garantire civiltà, convivenza e progresso.

 

Allora e oggi l’educazione civica, il senso di uguaglianza, di solidarietà e di tolleranza, la partecipazione politica delle donne, dei lavoratori e di altri soggetti non devono essere fine a se stessi, ma sono elementi necessari per una rigenerazione del nostro Paese. Per Giorgina, per Aurelio e moltissimi altri, ancora oggi, questi sono i fondamenti di una religione laica, che cerca instancabilmente nuovi adepti. Una visione politica già allora democratica radicale, vissuta con coerenza anche a costo di enormi sacrifici personali, nella convinzione che la rinascita morale e religiosa siano necessari per la creazione e il mantenimento di una nazione repubblicana, dove non deve esistere distinzione fra morale pubblica e privata.

 

Una visione che riconosce nella famiglia il primo luogo di educazione, e perciò il fondamento primo della Nazione, e che riconosce soprattutto alle donne il compito gravoso e la responsabilità della crescita di cittadini virtuosi. E Giorgina ebbe il compito di insegnare e di diffondere in tutta la Nazione a cominciare dal suo cuore, Forlì, la“nuova religione di Umanità”.

 

Non mancò nel suo compito. Alla sua morte, avvenuta il 30 luglio 1911, fra le commoventi manifestazioni di affetto e di stima ci fu una lode condivisa che ancora oggi ci tocca: Giorgina “italianissima fra le donne italiane”.

 

Associazione Mazziniana Sezione “Giorano Bruno”

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