20 marzo 2015 - Forlì, Politica, Società

Caso Sapro, Rifondazione critica il Partito Democratico

Il PD sta sempre dalla parte del più forte

FORLI' - "Il dato che traspare dai 22 rinvii a giudizio per il fallimento Sapro è una commistione stretta, strettissima, tra mondo imprenditoriale, bancario e certa politica forlivese, ovvero quella che fa capo al Partito Democratico con gli ex PCI, ex DC, ex PRI.

 

Una Società interamente a partecipazione pubblica che doveva tutelare i cittadini, sostenere le attività produttive e calmierare il mercato limitando le speculazioni sui terreni, è stata invece gestita, afferma l’informativa della guardia di finanza, per alimentare “un formidabile serbatoio di voti, un vivaio di carriere, un generatore di favori vicendevoli, una leva gigantesca capace di aprire le borse delle banche”. Insomma, non si guardava al bene pubblico, ma all’interesse di pochi amici, del “sistema” che, con operazioni poco chiare, ha creato un enorme debito che, prima o poi, dovrà essere ripianato attingendo inevitabilmente alle “tasche” dei contribuenti. Un fatto gravissimo che non ha niente a che fare con la gestione dei Beni Pubblici, attuata in modo virtuoso in tante altre realtà, né con la tradizione del Partito Comunista, ma che è figlia della “svolta”, anche culturale, che ha innalzato il mercato e il profitto ad unico ed indiscutibile regolatore della società e dell’economia.

 

Questa deriva, infatti, ha distrutto il patrimonio etico, morale, culturale indispensabile per tutelare gli interessi dei deboli nei confronti dei centri di potere: imprenditoriali, bancari e clientelari. Il cambiamento dentro al “Partito Stato” locale, però, è stato così profondo che il Partito Democratico ormai garantisce solo gli interessi dei potenti, a scapito dei più deboli, e anche le “politiche pubbliche” che sostiene sono guidate da questa logica. Dalla creazione di HERA, all’avvio della privatizzazione del Trasporto Pubblico Locale, fino ad arrivare alla definizione del Bilancio Comunale di Forlì, dove i tagli del governo Renzi si faranno pagare, sotto forma di riduzione dei servizi e di nuove tasse, alle fasce deboli della società, tutelando i grandi patrimoni immobiliari e le rendite. 

Togliere i Beni Comuni dalla logica del mercato e della speculazione perciò è più che mai necessario e, alla luce dei numerosi episodi di mala gestione del patrimonio pubblico, non più rinviabile, ma questo processo deve incentrarsi sulla trasparenza e sul controllo democratico dei cittadini, respingendo al mittente il falso mito di una gestione tecnicista e ristretta dei Beni Pubblici, spesso affidata a oscuri manager o ad imprenditori che non rispondono alla collettività, ma alle lobby e a “caminetti” esclusivi". 
Nicola Candido
Segretario PRC fed. Forl
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