6 marzo 2015 - Forlì, Agenda, Eventi

Il Comitato per l’Imprenditoria Femminile contro la violenza sulle donne

mostra di sculture tessili dell’artista Patrizia Fratus per tenere alta l’attenzione sul tema della violenza sulle donne

FORLI' - Dal 3 all’11 marzo il Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Forlì-Cesena promuove una mostra di sculture tessili dell’artista Patrizia Fratus per tenere alta l’attenzione sul tema della violenza sulle donne - Le opere sono realizzate in collaborazione con alcune donne ospiti di una casa di accoglienza per vittime di violenza.

 

Il Comitato per l’Imprenditoria Femminile (CIF) della Camera di Commercio di Forlì-Cesena organizza una mostra per contribuire alla campagna di sensibilizzazione sul tema del femminicidio e della violenza sulle donne. L’installazione è posta nell’atrio del Palazzo sede della Camera di Commercio a Forlì, Corso della Repubblica 5, da martedì 3 a mercoledì 11 marzo 2015, negli orari di apertura dell’Ente.

Si tratta di un’esposizione di bambole - vere e proprie sculture tessili - realizzate dall’artista bergamasca Patrizia Fratus nell’ambito del progetto di arte relazionale, dal titolo “Cometumivuoi”, in collaborazione con le donne ospiti di una casa di accoglienza, vittime di violenza.

Martedì 3 marzo, presso la sede della Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Catia Ridolfi, Presidente del CIF e Annalisa Raduano, Vice Presidente dell’ente camerale, hanno incontrato Cristina Bacchi, Assessore alle Attività Produttive del Comune di Meldola da cui hanno ricevuto le tre bambole, per sottolineare una sorta di passaggio di testimone.

 

Le bambole, infatti, dopo essere state esposte nell’atrio del Padiglione Morgagni dell’Ospedale di Forlì, a cura dell’Osservatorio contro la violenza dell’Ausl Romagna-Forlì, sono state protagoniste, il 13 febbraio scorso, sul palco del Teatro Dragoni di Meldola in occasione della manifestazione “Orabasta”, serata di musica poesia e riflessioni sulla violenza nei confronti delle donne, promossa dallo stesso Comune di Meldola.

 

“Con questa iniziativa - dichiara Catia Ridolfi, Presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile di Forlì-Cesena - desideriamo sostenere tutte le donne, in particolare le donne lavoratrici - imprenditrici o dipendenti - e quelle in cerca di occupazione. La nostra condanna è verso tutte le forme di violenza, non solo quindi verso i maltrattamenti fisici, ma verso tutti i condizionamenti che limitano l’operato femminile”.

 

“La violenza contro le donne - conferma Annalisa Raduano, Vice Presidente dell’Ente camerale - oltre ad affliggere tante vittime innocenti, ha anche importanti implicazioni  in  ambito professionale e lavorativo. Il lavoro è sinonimo di indipendenza economica, condizione necessaria per la libertà. Troppo spesso situazioni domestiche oppressive, ma anche la mancanza di una piena parità di genere, precludono alle donne di trovare un posto di lavoro”.

 

“Il Comune di Meldola - riferisce Cristina Bacchi, Assessore alle Attività Produttive del Comune di Meldola - è impegnato da tempo in attività di sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne, tra le quali la serata-spettacolo “Orabasta” che da anni porta a Teatro questo problema. Inoltre, stiamo lavorando per raggiungere l‘obiettivo di aprire una casa di accoglienza per le persone che hanno subito violenza, non solo donne, ma anche persone anziane o disabili”.

 

 

Patrizia Fratus è un'artista bergamasca piena di vitalità che travolge per la sua energia dirompente e per le idee sempre nuove e in evoluzione.

Cometumivuoi è il nome della prima bambola realizzata tre anni fa come risposta impellente e improrogabile all'aumentare dei casi di femminicidio.

L'Artista ha sentito l'esigenza di ribattere ad un problema sociale inammissibile, eppure sempre più diffuso, perché una volta che il dramma della violenza, fisica o psicologica, entra nella dimensione della consapevolezza non può essere taciuto.

Il Progetto è stato realizzato con le donne ospiti della casa di accoglienza la Dimora (Brescia). Luogo dove vivono per periodi di diversa durata, donne e bambini con storie di violenza (fisica, morale, istituzionale).

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