31 luglio 2014 - Forlì, Economia & Lavoro, Società

Lavoro, tra fisco e burocrazia le imprese hanno le mani legate

Più di 170 gli adempimenti a carico delle ditte individuali. Alle PMI ben 5 provvedimenti al giorno

FORLI’ – Ben 5 provvedimenti al giorno tra fisco e burocrazia: a tanto arrivano gli adempimenti cui le aziende devono far fronte in questa estate 2014. Lo rivela l’Ufficio Studi di Confartigianato che ha monitorato le scadenze a carico del tessuto imprenditoriale e come sempre accade, a farne le maggiori spese sono proprio le piccole e piccolissime aziende cui spetta il triste primato. Sono più di 170 gli adempimenti a carico di un imprenditore individuale che si trova a dover camminare bendato in un campo minato fatto di difficoltà, bilanci sempre più contratti, burocrazia, scadenze ed obblighi burocratici ed amministrativi.

 

“Gli imprenditori del nostro territorio in questi giorni si trovano infatti a dover far fronte non solo alle scadenze di contributi di Inps, Inail, Iva, diritto camerale o alla denuncia dei redditi, ma anche alle richieste, spesso prive di fondamento, della Rai di versamento del canone speciale, della società che gestisce la tassa sulla pubblicità (Ica), che ha intensificato i controlli ed elevato numerose sanzioni, della Tari e una pletora di adempimenti che gravano soprattutto sulla micro e piccola impresa”, commenta Marco Valenti, vicesegretario di Confartigianato di Forlì.

 

C’ è un modo di dire molto appropriato che ricorda come le riforme e i provvedimenti da finanziare si possano fare solo se ci sono i fondi e per reperire tali risorse, "i soldi si vanno a prendere dove ci sono", cioè dalle imprese e nel caso dell’Italia, dove la stragrande maggioranza delle attività rientra nella fascia delle pmi, i soldi li tirano fuori i piccoli imprenditori.

 

Il problema più grave è che anche lì i soldi sono finiti da un pezzo e di certo la pressione fiscale la stretta del credito non aiutano affatto gli imprenditori a rialzare la testa, così come i giovani a creare e crearsi nuove opportunità lavorative. Dato di oggi è che il 43% dei giovani in Italia è senza lavoro. Per trovare un precedente come questo è necessario fare un passo indietro e tornare agli anni '70.

 

“L’economia italiana, e in special modo quella del nostro territorio – dice ancora Valenti -  si basa sulla piccola impresa. Continuare a implementare politiche che di fatto penalizzano proprio questo modello è quantomeno strano, per non dire al limite della schizofrenia. I politici continuano a ripetere, come un mantra, la parola semplificazione che, purtroppo, rimane un concetto astratto, da approfondire nei tavoli di concertazione, ma che non trova rispondenza nella realtà. Deve essere invertita la rotta, prima di portare alla chiusura, per eccesso di burocrazia, le aziende che, dal 2008 a oggi, sono coraggiosamente riuscite a contrastare la crisi”

 

Enrico Samorì

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