13 marzo 2014 - Forlì, Cronaca, Sport

Storie di "ordinaria" follia, Forlì si scopre razzista

Il campionato Uisp dovrà fare a meno del Casablanca, ritiratosi per insulti razziali

FORLI' - “Marocchini”, non tanto per chiarire il paese di provenienza, quanto per connotarne il disprezzo. Un’accusa grave, che fa male, specie se questa imputazione sprezzante viene fatta in ambito sportivo. Forse ci siamo abituati ad un livello di contestazione talmente acceso nel mondo del calcio che non ci rendiamo conto di quanto sia sottile linea di demarcazione che c’è tra il tifo e il rispetto.

Difatti, i cori razzisti sono ormai all’ordine del giorno e non servono a nulla squalifiche degli stadi, partite a porte chiuse: anche a livello nazionale ed internazionale pare che a nulla valgano le sanzioni. E questo è quel che accade in serie A, dove il giro di soldi sembrerebbe giustificare questi atteggiamenti fisici e verbali aggressivi, ma non è così.

 

E’ nelle serie minori, nelle basse se non bassissime categorie che la cattiveria prende il sopravvento e lo sport viene snaturato dei suoi principi. Etica, lealtà, morale, rispetto, sono parole poco di moda in quei luoghi dove l’agonismo prevarica lo spirito aggregativo del calcio e dello sport più in generale.

 

E questa lunga premessa serve per prendere fortemente le distanze da quanto accaduto nel campionato della Uisp, dove la formazione del Casablanca, squadra composta da 11 giocatori, tutti di origine marocchina, ha deciso di abbandonare la competizione perché stanca ed esasperata da quelle ingiurie taglienti più di una lama che sottolineano il disprezzo per le radici, per le tradizioni, per la razza.

 

 “Marocchini” diventa allora un dito accusatore, una colpa di cui ti sei macchiato e che nessuno potrà mai più toglierti di dosso. Gli italiani dimenticano, in poco tempo e sono bravissimi nel farlo, non pensando a quando l’accusa non era “marocchini” ma “italiani” ed era rivolta ai nostri nonni, a quei parenti che avevano deciso di lasciare il paese in cerca di fortuna, o più semplicemente per sopravvivere. Dimenticati i racconti dei nostri genitori e dei tanti che ci hanno preceduto, la storia non ha più significato e riemerge allora il senso di insofferenza, di oppressione come se qualcuno ci stesse portando via qualcosa che ci appartiene.

 

Rachid Hansal, così come dipinto da Il Resto del Carlino, che riporta oggi la vicenda, è un giocatore quarantunenne, oggi capitano della squadra del Casablanca, ma in passato ha militato nella serie A del Marocco ed ha vestito anche la maglia della nazionale.

 

L’ultimo episodio riportato dal capitano, risale a domenica scorsa quando sul campo di Forlimpopoli, dopo una netta vittoria per 3 a zero sul Club Juventinità, i giocatori sono stati indecorosamente invitati a tornare al loro paese. Non era la prima volta ma quasi sicuramente sarà l’ultima perché i giocatori hanno deciso di lasciare in blocco il campionato Uisp a cui erano iscritti.

Rachid dice di aver fatto presente più volte agli arbitri gli insulti razzisti, ma nessun provvedimento pare sia mai stato preso.

 

Nomi e cognomi pare siano stati presentati in un esposto consegnato alla Uisp ma prima che la giustizia sportiva faccia il suo corso c’è già una certezza: Questi 11 ragazzi non appenderanno gli scarpini al chiodo, ma di farsi insultare non ne hanno voglia.

E’ una lezione di educazione e di stile quella degli 11 del Casablanca qualcosa su cui meditare.

 

La notizia è talmente sconcertante, specie per un comune come Forlì dove in questi anni si è lavorato per agevolare le politiche di integrazione a tutti i livelli, che l’amministrazione ha diramato una nota ufficiale con cui sottolinea come questi insulti razzisti rappresentino “un’offesa gravissima alla Città di Forlì”.

“In questo momento di profonda amarezza è importante unirsi nella condanna contro ogni forma e contro gesto di razzismo; così come è fondamentale sostenere con maggiore forza tutti i colori dello sport e della società: quelli delle maglie, delle tradizioni e delle culture. La capacità di dialogo e di integrazione sono da sempre valori profondi nei quali Forlì si riconosce e che continua a individuare come elementi preziosi del proprio patrimonio. Ma questa consapevolezza, purtroppo, sembra non essere più sufficiente. E’ innegabile infatti che, soprattutto negli ultimi anni, insulti e offese stiano pericolosamente trovando sfogo soprattutto nei luoghi dello sport. In tutta Italia e purtroppo pure da noi”, si legge ancora nella nota.

 

Enrico Samorì

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